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Zungri, l’ultimo saluto ad Alessio Pio: le magliette bianche e il pupazzo del leoncino

A Zungri chiesa gremita per i funerali di Alessio Pio, un anno e mezzo. I familiari in maglietta bianca con il suo nome, la mamma col pupazzo del leoncino, la lettera del cuginetto Samuel.
I funerali di Alessio Pio a Zungri, i familiari in maglietta bianca

Il sagrato del santuario di Maria Santissima della Neve, a Zungri, sabato pomeriggio era pieno di magliette bianche. Dentro, la chiesa non bastava. Un paese di poco più di duemila abitanti si è fermato per l’ultimo saluto ad Alessio Pio, il bambino di un anno e mezzo morto il 22 luglio all’ospedale di Catanzaro, dov’era stato trasferito da Vibo Valentia.

Zungri si ferma per Alessio Pio

Il sindaco Serafino Fiamingo aveva proclamato il lutto cittadino per l’intera giornata. È entrato in chiesa con la fascia tricolore e si è messo in prima fila. Fuori, lungo la salita che porta al santuario, la gente aspettava in silenzio da prima che arrivasse il feretro.

I funerali sono arrivati tre giorni dopo la morte. Prima è stata eseguita l’autopsia all’ospedale di Catanzaro, e solo quando la salma è stata restituita ai genitori la parrocchia ha potuto fissare il rito.

Le magliette bianche con la scritta celeste

La bara era bianca e piccola. È entrata seguita dai genitori e da tutti i parenti, che indossavano la stessa maglietta: bianca, con il nome del bambino stampato in celeste e accanto un cuore stilizzato. Non era un’iniziativa organizzata dal comune né dalla parrocchia. L’hanno decisa loro, la famiglia, e in chiesa quella maglietta l’avevano addosso decine di persone.

Il pupazzo del leoncino con cui giocava Alessio Pio

La mamma è arrivata stringendosi al petto un pupazzo. Un leoncino di stoffa, quello con cui Alessio Pio giocava. Non l’ha lasciato per tutta la funzione.

L’omelia del vescovo: “Benedire e non maledire”

A presiedere è stato il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro. Ha chiesto alla comunità di non cedere alla disperazione. La morte di un bambino, ha detto, mette alla prova la speranza di tutti, e il modo per non perderla è trasformare il dolore in un impegno concreto verso gli ultimi, i fragili e i più piccoli.

Poi ha indicato i bambini che erano seduti accanto all’altare. Sono loro, ha detto, a insegnare agli adulti cosa significhi amare e fidarsi, anche davanti a una tragedia così grande. Alla fine ha ringraziato i genitori per la testimonianza offerta in un momento di dolore immenso, e per aver scelto di “benedire e non maledire”.

La lettera del cuginetto Samuel

Prima dell’uscita del feretro è stata letta una lettera. L’aveva scritta per Samuel, il cuginetto nato quasi insieme ad Alessio Pio, e l’ha letta sua mamma. “Siamo arrivati al mondo quasi insieme”, diceva. E poi: “Anche se non potremo crescere fianco a fianco, tu rimarrai sempre il mio cuginetto”. Si chiudeva con una preghiera: che da lassù continui a regalare il suo sorriso.

La bara bianca è uscita tra un applauso lungo e il lancio dei palloncini bianchi. Il corteo è poi arrivato al cimitero.

Sul manifesto funebre, le offerte al Bambino Gesù

C’è un dettaglio, nella vicenda, che a Zungri hanno notato tutti. Sul manifesto funebre i familiari hanno rivolto un appello: che le eventuali offerte vengano devolute all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il ricordo del figlio trasformato in un aiuto per i figli degli altri.

Cosa chiedono i familiari di Alessio Pio

Il lutto non ha cancellato le domande. I familiari chiedono che venga fatta piena luce sulla morte del bambino. Raccontano che a un primo accesso al pronto soccorso seguirono le dimissioni, e che Alessio Pio tornò in ospedale poco dopo, perché la febbre era peggiorata: quella volta fu ricoverato.

Alcuni parenti hanno saputo dell’aggravamento mentre erano in viaggio da Milano, e la notizia della morte è arrivata durante quel viaggio. Riconoscono che un batterio possa circolare tra i bambini: quello che vogliono sapere è un’altra cosa, e cioè se durante i cinque giorni di ricovero l’infezione sia stata diagnosticata e trattata in tempo.

L’inchiesta della Procura di Vibo Valentia

Sulla morte di Alessio Pio, legata a una presunta infezione batterica, la Procura di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta e ha delegato gli accertamenti alla Squadra mobile. Il procedimento è contro ignoti. Nessun nesso tra il presunto focolaio e il decesso è stato accertato: quella parola spetta agli esami e all’autopsia.

Sul versante sanitario, intanto, l’Asp ha tenuto sotto sorveglianza i 38 bambini passati nell’ultimo mese dall’asilo di Tropea che frequentava anche Alessio Pio. Stanno tutti bene. La struttura resta sotto sequestro.

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