A Lecce, per entrare nel mondo di Shakespeare bisogna scendere sotto terra.
Nei sotterranei del Castello Carlo V, tra volte monumentali, scale e ambienti scavati nella pietra, è allestita La materia dei sogni. Mondi e visioni dall’opera di Shakespeare. Non sono quadri appesi a una parete. È un percorso che unisce teatro, arti visive e tecnologie contemporanee, e che si attraversa camminando, una stanza dopo l’altra.
Da dove viene il titolo La materia dei sogni
Il titolo non è un’invenzione dei curatori: è una battuta di Prospero, il mago protagonista della Tempesta. Nel quarto atto dice che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e che la nostra piccola vita è circondata dal sonno. In inglese è una delle frasi più citate di tutto Shakespeare.
Scegliere quella frase per La materia dei sogni dice già come è stata pensata: non una raccolta di oggetti dietro il vetro, ma qualcosa che somiglia più a un sogno attraversato.

Le sette installazioni de La materia dei sogni
Il percorso si sviluppa attraverso sette grandi installazioni.
Si comincia con La Barca di Prospero, ispirata al protagonista de La Tempesta e accompagnata da un paesaggio sonoro in più lingue. Con Soliloquio si entra invece nell’universo di Amleto: il celebre “essere o non essere” non sta scritto su un pannello, è trasformato in un’esperienza multisensoriale.
Il Fantastico utilizza videomapping e musica, mentre il Laboratorio Shakespeare raccoglie documenti e contenuti digitali. Ci sono poi Radio Shakespeare, con monologhi e dialoghi registrati, e Attraverso le Parole, uno spazio dedicato alla lettura e alla memoria.
L’idea che tiene insieme le stanze è quella di rendere il teatro shakespeariano una cosa da attraversare, non da leggere. Chi entra non ha bisogno di conoscere i testi: li incontra sotto forma di suono, di luce, di voce registrata. È lo stesso movimento che negli ultimi anni ha portato il teatro pugliese a farsi conoscere fuori dai confini, qui applicato a un autore che il pubblico crede di conoscere già.
Nelle immagini dell’allestimento si capisce il tono: corridoi bassi illuminati di rosso, pannelli retroilluminati con i ritratti antichi del drammaturgo appesi a una struttura di tubi, scritte al neon che corrono lungo la volta. La pietra resta a vista, e il buio fa il resto.
È lo stesso principio di altri musei salentini che hanno scelto di far provare qualcosa invece di spiegarla: a un’ora di macchina, per esempio, c’è il Museo dei Selfie di Maglie, dove il visitatore entra dentro le illusioni ottiche invece di guardarle da fuori. Cambia la materia, non l’idea: chi paga il biglietto vuole attraversare qualcosa, non leggere didascalie.
Per chi ha figli in età scolare è il modo più semplice di far incontrare loro Amleto e Prospero senza partire dal libro di testo. Il percorso si fa in un’ora abbondante, dipende da quanto ci si ferma dentro le stanze sonore.
Chi ha firmato La materia dei sogni
Il progetto artistico porta la firma di Peter Bottazzi e Silvia Rigon. La consulenza scientifica è dello Shakespeare Institute, diretto da Michael Dobson. L’organizzazione è della Direzione regionale Musei nazionali Puglia.
Sullo Shakespeare Institute conviene spendere due righe, perché è il dettaglio che dice quanto pesa questa mostra. Ha sede a Stratford-upon-Avon, il paese dove Shakespeare è nato, e fa parte dell’Università di Birmingham. Lo fondò nel 1951 Allardyce Nicoll ed è uno dei centri di studi shakespeariani più importanti al mondo. Dobson lo dirige dal 2011.
Detto in altro modo: l’impianto scientifico di quello che si vede nei sotterranei di Lecce arriva dagli studiosi che lavorano nel paese natale di Shakespeare.
Il castello che ospita La materia dei sogni
Il Castello Carlo V è il più grande della Puglia, e la sua storia comincia molto prima dell’imperatore che gli ha dato il nome. L’impianto originario è normanno e risale al XII secolo. Nel 1539 Carlo V ordinò di ampliarlo e fortificarlo, e affidò il progetto a Gian Giacomo dell’Acaya, l’architetto militare che portava il titolo di ingegnere generale del Regno.
I lavori esterni andarono avanti fino al 1549 e l’intera ristrutturazione si chiuse probabilmente nel 1553. Ne uscì una fortezza a pianta quadrangolare con quattro bastioni, uno per angolo: Santa Croce, San Martino, San Giacomo e Santissima Trinità.
Sono quelle mura a fare metà del lavoro. Un videomapping proiettato su una volta scavata nella pietra racconta una cosa diversa da quella che racconterebbe dentro una sala bianca. È la stessa materia con cui è fatta la città sopra, quella pietra leccese che ha reso le facciate del centro storico simili a ricami.
Cosa altro si vede nel Castello Carlo V
Il biglietto integrato ha un senso preciso, perché dentro il castello non c’è solo La materia dei sogni. Nelle sale del piano superiore c’è il Museo della Cartapesta, dedicato alla tecnica con cui gli artigiani leccesi hanno lavorato per secoli: carta, colla e fuoco per fare statue che sembrano legno e pesano pochi chili.
In questi mesi il castello ospita anche una seconda mostra temporanea, Bella figura. Pittura italiana d’oggi, aperta dal 5 giugno 2026. Chi prende il biglietto da 15 euro le vede tutte e due, più la visita guidata alle mura.
Il Castello Carlo V si trova in viale 25 Luglio, a due passi da piazza Sant’Oronzo: è dentro il centro, non fuori città, e questo cambia il modo di organizzare la giornata.
Quando si visita e quanto costa
La materia dei sogni ha aperto il 17 luglio 2026 e resta al Castello Carlo V fino al 10 gennaio 2027. Si visita dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 20.
Il biglietto intero per La materia dei sogni costa 10 euro. Quello integrato da 15 euro comprende anche la visita guidata al castello e l’altra mostra temporanea allestita in questi mesi. Per informazioni il numero è 0832 246517.
In questo momento La materia dei sogni è la mostra più lunga della regione: da qui a gennaio restano quattro mesi pieni per andarci, feste di Natale comprese.





