Il pilota di Hiroshima alla Certosa: la storia che tutti volevano vera
Per decenni, tra i boschi e il silenzio della Certosa di Serra San Bruno, nel Vibonese, è sopravvissuta una storia quasi cinematografica. Quella del pilota americano che, dopo aver partecipato al bombardamento atomico di Hiroshima, sarebbe arrivato in Calabria per diventare monaco e cercare espiazione.
La Certosa sta lì dalla fine dell’XI secolo, da quando la fondò Bruno di Colonia. È un monastero di clausura, in mezzo a faggi e abeti bianchi.

Anni Sessanta: la Rai, il settimanale Oggi e un nome sbagliato
La leggenda si diffonde soprattutto negli anni Sessanta. Tutto parte da Sharo Gambino, scrittore calabrese, che racconta la vicenda di un americano entrato in monastero. Nel 1962 sulla Certosa esce un servizio della Rai. Poi arriva il settimanale «Oggi», con un articolo firmato da Gianfranco Poggi, e lì il monaco diventa il pilota di Hiroshima. Il nome, per giunta, è sbagliato: «Lehman Leroy».
Gambino ha raccontato com’era andata in un’intervista del 2004 al «Domani della Calabria», ripresa da Sofia Lincos e Giuseppe Stilo, che studiano le leggende contemporanee. A fine giugno del 1962 il sacrista gli aveva parlato di un soldato americano convertito e chiuso in convento. Lui aveva ottenuto un’intervista scritta. Il legame con la bomba, a sentire lo scrittore, fu aggiunto dopo da altri. E quando si pensò a una smentita, sempre secondo Gambino, il cardinale Alfredo Ottaviani frenò: «È una bella storia».
Il cartello dei monaci: «Non disturbate la quiete del convento»
Il racconto divenne così popolare che giornalisti e curiosi cominciarono a presentarsi alla Certosa, alla ricerca del misterioso aviatore. Secondo quanto ricostruito da Gianfranco Donadio su «I Calabresi», i monaci arrivarono persino ad affiggere un cartello per smentire tutto: «Nella Certosa non c’è il pilota di Hiroshima. Non disturbate la quiete del convento».
Gambino ci è tornato sopra quasi quarant’anni dopo. Nel 2001 ha pubblicato «L’atomica e il chiostro. Storia di una leggenda metropolitana». Aveva consultato i registri del monastero, riferiscono Lincos e Stilo: l’ingresso di un americano c’era, di piloti nessuna traccia.
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Paul Tibbets: il comandante dell’Enola Gay che non si pentì
Il comandante dell’Enola Gay, Paul Tibbets, non si ritirò mai in Calabria e non espresse pubblicamente pentimento per la missione del 6 agosto 1945. Se un pilota di Hiroshima va cercato, il primo nome è il suo: ai comandi del bombardiere c’era lui. Per sessant’anni ha ripetuto di non avere rimpianti e di dormire tranquillo. È morto il 1° novembre 2007 nella sua casa di Columbus, in Ohio. Aveva 92 anni e in Calabria non era mai venuto.
Tony Lehmann: il soldato americano dietro il pilota di Hiroshima
Dietro la leggenda, però, potrebbe esserci una storia reale. Tony Lehmann, soldato americano che vide Hiroshima dopo l’esplosione atomica, rimase profondamente colpito da quella devastazione. In seguito lasciò l’esercito, studiò filosofia, divenne sacerdote gesuita e trascorse periodi di ritiro anche nella Certosa di Serra San Bruno.
Chi era? Nato nel 1928 a Pinckneyville, nell’Illinois, con l’esercito era stato in Giappone e in Corea. Pilota non lo è mai stato. Sulla sua vita religiosa le fonti non dicono tutte la stessa cosa. «I Calabresi» parla di periodi di ritiro nelle certose di Pisa e di Serra. La Gonzaga University di Spokane, dove ha fatto il cappellano fino alla morte, racconta invece sedici anni da monaco certosino fra Svizzera e Italia, con l’ordinazione nel 1959; gesuita lo sarebbe diventato dopo. Non coincide nemmeno l’anno in cui è morto: 2002 per la sua università, 2001 secondo altre ricostruzioni.
C’è poi la fotografia. Quella uscita su «Oggi» nel novembre del 1962, scrivono Lincos e Stilo, ritraeva proprio lui, presentato ai lettori come il pilota di Hiroshima.
Claude Eatherly: il pilota dello Straight Flush e il peso di Hiroshima
Un altro nome legato al mito è quello di Claude Eatherly, pilota dello «Straight Flush», uno degli aerei di supporto alla missione di Hiroshima. Il suo era l’aereo del meteo: quella mattina sorvolò la città prima del bombardiere, per controllare le nuvole. Eatherly fu tormentato a lungo dal peso morale di quanto accaduto. Scrisse lettere di scuse, finì più volte nei guai con la giustizia per piccoli reati, e il suo carteggio con il filosofo Günther Anders diventò un libro all’inizio degli anni Sessanta. Proprio mentre a Serra arrivavano i cronisti. Ma non esistono prove di un suo soggiorno nella Certosa.
Prima e dopo Serra San Bruno: la leggenda da Cuneo a Sciascia
La storia del pilota di Hiroshima in convento girava già prima di fermarsi in Calabria. Lincos e Stilo ne hanno trovata una versione su «La Guida», settimanale cattolico di Cuneo, datata 13 gennaio 1950. Titolo: «Vocazione… atomica». Dodici anni dopo la stessa voce si posa su Serra San Bruno e non se ne va più. Tanto che nel 1975, ricordano i due studiosi, Leonardo Sciascia lega alla stessa Certosa il finale de «La scomparsa di Majorana», il libro sul fisico svanito nel 1938.
Cosa resta del pilota di Hiroshima a Serra San Bruno
Probabilmente, quindi, il «pilota pentito di Hiroshima» non è mai esistito così come è stato raccontato. Ma tra errori giornalistici, memorie di guerra e figure realmente segnate dalla bomba atomica, la leggenda ha trovato terreno fertile. E continua ancora oggi ad accompagnare il silenzio di Serra San Bruno.
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Fonte: I Calabresi, articolo di Gianfranco Donadio, 5 agosto 2025.





