La piana degli ulivi: Monopoli, Fasano, Ostuni e Carovigno
C’è una fascia di campagna, fra la costa adriatica e le prime colline della Murgia, dove gli alberi sono più vecchi delle case. Comincia a Monopoli e finisce a Ostuni, passando per Fasano e Carovigno. Chi ci arriva in macchina la prima volta rallenta senza rendersene conto.
I tronchi sono enormi. Scavati dentro, ritorti su se stessi, in certi casi ridotti a due o tre lame di legno che si tengono insieme per abitudine. Sembrano sculture. Sono piante da frutto, e continuano a dare olive.
In quelle quattro campagne se ne contano circa 250mila. È la concentrazione di ulivi antichi più alta del Mediterraneo, e da sola spiega perché quel paesaggio sia finito dentro un dossier per l’Unesco.
Quanti sono gli ulivi monumentali: 343.738, non milioni
Il numero gira spesso sbagliato. Si legge di milioni di piante protette per legge in Puglia: non è così.
L’elenco regionale degli ulivi monumentali, aggiornato con la delibera di giunta numero 1193 del 14 luglio 2021, conta 343.738 alberi. Quella stessa delibera ne aveva appena riconosciuti 1.751 e ne aveva approvati in via provvisoria altri 1.357, lasciando trenta giorni ai proprietari per presentare opposizione.
Milioni sono gli ulivi della Puglia in generale, che è la prima regione olivicola d’Italia. Monumentali, cioè iscritti nell’elenco e intoccabili, sono trecentoquarantatremila e rotti. Che restano tantissimi: nessun’altra regione europea ha un patrimonio così.
La legge del 2007: cosa non si può fare a un ulivo monumentale
La norma è la legge regionale numero 14 del 4 giugno 2007, intitolata «Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia».
Dice una cosa semplice. Un albero iscritto nell’elenco non si abbatte, non si espianta e non si sposta. Le eccezioni esistono ma passano da un’autorizzazione, e la valutazione tocca alla commissione tecnica regionale per la tutela degli alberi monumentali.
Il criterio non è solo l’età. La legge protegge quelle piante per la funzione produttiva, per la difesa del suolo e perché sono un pezzo del paesaggio: un ulivo monumentale è insieme un albero, un presidio contro l’erosione e un monumento. Sulla carta è la stessa tutela di una chiesa.
Quanti anni hanno davvero gli ulivi: il radiocarbonio e la parte di tronco che manca
Qui la storia si complica, ed è la parte che quasi nessuno racconta.
Gli ulivi non si datano contando gli anelli. Il tronco di un olivo vecchio è cavo: il legno più antico, quello centrale, marcisce e sparisce, e resta l’anello esterno che continua a crescere. Contare quello che c’è significa contare solo l’ultimo tratto della vita della pianta.
Le datazioni al radiocarbonio pubblicate finora, fatte su campioni di durame e di midollo, restituiscono età comprese fra i 200 e i 700 anni. Il salto oltre il millennio arriva quando si applica una formula che ricostruisce per stima il legno mancante: è così che a Capri due esemplari sono stati indicati come millenari partendo da campioni datati fra 100 e 550 anni.
Sulla Puglia è in corso uno studio del CNR con il CEDAD dell’Università del Salento: venticinque piante scelte fra quelle censite come monumentali, distribuite su tutta la regione. Le prime indicazioni scientifiche sono attese nel primo semestre del 2026.
Quindi: millenari nel senso in cui lo dice la tradizione, cioè alberi che stavano lì da secoli prima di chiunque abiti oggi in quelle contrade. Millenari nel senso del laboratorio, per adesso, è un’ipotesi che qualcuno sta misurando.
Federico II e gli altri: chi è passato mentre gli alberi crescevano
Federico II nasce a Jesi il 26 dicembre 1194. Se anche prendiamo per buona solo la fascia bassa delle datazioni scientifiche, molte di quelle piante erano già adulte quando lo stupor mundi arrivò in Puglia a costruire i suoi castelli.
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Sotto quelle chiome sono passati i romani, i bizantini, i normanni, gli svevi. Poi gli angioini, gli aragonesi, i borboni. La piana ha cambiato padrone una decina di volte e la raccolta si è fatta lo stesso, ogni autunno, sempre negli stessi campi.
È il motivo per cui dal 2017 la piana degli olivi secolari è iscritta nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici del Ministero dell’agricoltura, fra i primi in Italia. E il dossier per la candidatura Unesco, portato avanti dai quattro comuni, poggia esattamente su questo: non su un albero, su un paesaggio agricolo rimasto in piedi.
La xylella nella piana: 1.150 ulivi abbattuti e i sovrainnesti
Il problema è arrivato dal Salento e sale verso nord.
Nei territori di Ostuni, Fasano e Cisternino gli ulivi infetti da Xylella fastidiosa già abbattuti sono 1.150. I sindaci di Carovigno, Ostuni, Fasano e Monopoli hanno chiesto un incontro urgente al ministro dell’Agricoltura, parlando apertamente di una piana che muore.
La strada tentata è il sovrainnesto: sul vecchio tronco monumentale si innesta una varietà resistente al batterio, così la pianta resta quella e cambia la chioma. Nella zona è stata istituita un’area di conservazione di 25 ettari, con l’obiettivo di innestare 300 ulivi secolari nel 2025 e altri mille nel 2026.
Funziona, dicono i tecnici, ma servono soldi e tempo. Un albero di mille anni non si ripianta.
Cosa resta in piedi
Un ulivo monumentale della piana produce ancora, anche se poco: le rese di questi alberi sono basse, il costo della raccolta alto, e chi li possiede spesso li tiene per ragioni che con il bilancio agricolo non c’entrano niente.
Restano lì perché c’erano prima. Perché il nonno li potava e il bisnonno prima di lui, perché segnano il confine di un fondo meglio di un muretto a secco, e perché in trecentoquarantatremila casi lo dice anche una legge.
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Fonte: Regione Puglia





