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Mileto, il paese del Vibonese che fu capitale dei normanni

I ruderi della cattedrale normanna di Mileto antica, in provincia di Vibo Valentia
I resti dell'antica Mileto, capitale della contea normanna di Calabria e Sicilia

Oggi Mileto è un comune di poco più di tremila abitanti in provincia di Vibo Valentia. Ci si passa accanto senza accorgersene, sulla strada che porta verso il mare. Eppure per qualche decennio, alla fine dell’XI secolo, questo pezzo di Calabria è stato il centro politico di uno Stato che si allungava sul Mediterraneo.

Perché Ruggero d’Altavilla scelse Mileto

Ruggero I d’Altavilla arrivò in Calabria come ultimo di una nidiata di fratelli normanni partiti dalla Normandia per cercare fortuna nel Sud. Alla fine degli anni Cinquanta dell’XI secolo scelse Mileto come propria residenza e la fece capitale della contea di Calabria e Sicilia.

La scelta non fu sentimentale. Da lì si controllavano le strade interne, il porto di Vibo era a poca distanza e lo stretto di Messina restava a mezza giornata di cavallo. Serviva un posto da cui si potesse partire in fretta verso la Sicilia.

Da qui partì la conquista della Sicilia

L’isola in quel momento era in mano musulmana da oltre due secoli. La campagna per conquistarla durò trent’anni, dal 1061 alla presa di Noto nel 1091, e fu organizzata da questa corte calabrese: qui si radunavano gli uomini, si trattava con i signori locali, si spartivano in anticipo terre che ancora non erano state prese.

Nello stesso periodo il Gran Conte teneva rapporti diretti con i papi, che avevano bisogno dei normanni quanto i normanni avevano bisogno di loro. Da Mileto passavano legati pontifici, vescovi, ambasciatori. Per un tratto di quegli anni, quello che si decideva in un paese della Calabria contava per mezzo Mediterraneo.

A Mileto nacque il primo re di Sicilia

Il 22 dicembre 1095, in questa città, nacque il figlio del conte: Ruggero II. Sarebbe diventato il primo re di Sicilia, incoronato a Palermo il giorno di Natale del 1130, e uno dei sovrani più potenti d’Europa. Il regno che mise insieme — Sicilia, Calabria, Puglia, Campania — resse per secoli e diede al Sud la sua prima forma unitaria.

Suo padre morì il 22 giugno 1101, sempre qui. Ruggero II aveva cinque anni.

La cattedrale e l’abbazia della Santissima Trinità

Tra il 1081 e il 1086 Ruggero I fece costruire la cattedrale e l’abbazia benedettina della Santissima Trinità. Non erano edifici di provincia: l’abbazia divenne la chiesa-mausoleo della famiglia, il posto dove i conti normanni vollero essere sepolti.

Dentro furono deposti lo stesso Ruggero I, la moglie Eremburga e il figlio Simone. Per capire il peso di quel complesso basta questo: una dinastia che stava conquistando un’isola scelse un paese calabrese come proprio luogo di sepoltura.

Il terremoto del 1783 cancellò tutto

Il 5 febbraio 1783 la Calabria meridionale fu attraversata da una scossa che i sismologi collocano all’undicesimo grado della scala Mercalli. È il terremoto che le cronache dell’epoca chiamarono il flagello delle Calabrie.

La città normanna fu rasa al suolo. Non danneggiata: cancellata. Quello che restava della cattedrale, dell’abbazia e del palazzo comitale finì sotto le macerie, e gli abitanti ricostruirono l’abitato due chilometri più a ovest, in una zona chiamata Villa del vescovo. È lì che si trova il paese di oggi, quello che ha dato i natali anche al fisico Rocco Lico, finito dentro la nuova immagine del buco nero.

Cosa resta oggi dell’antica Mileto

Dove sorgeva la capitale normanna c’è il Parco archeologico medievale di Mileto antica, riconosciuto dal Ministero della cultura. Si cammina tra i basamenti della cattedrale, i resti dell’abbazia e i muri di quello che fu il centro del potere normanno in Calabria.

Sono ruderi, e vanno guardati sapendo cosa si sta guardando. Senza quel contesto sembrano pietre come tante. Vale lo stesso discorso che si fa per il Mitreo sotto Piazza Italia a Reggio Calabria: la Calabria è piena di posti così, che nessuno segnala.

Il sarcofago che manca

C’è una questione aperta da anni. Il sarcofago di Ruggero, recuperato dalle rovine, non si trova in Calabria, e l’amministrazione comunale ne ha chiesto formalmente il rientro al ministero. È una richiesta che torna a ogni anniversario e che finora non ha avuto risposta.

Nel frattempo il paese continua a essere sede vescovile, come lo è ininterrottamente dal 1081. È una delle poche cose che il terremoto non è riuscito a portare via.

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