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Silvio Sangineto, da Paola alla Silicon Valley: il calabrese che disegna Copilot

Silvio Sangineto, da Paola alla Silicon Valley: Principal Design Manager in Microsoft

Sangineto ha messo diecimila chilometri tra il posto dove è nato e la scrivania dove lavora oggi. Da una parte Paola, provincia di Cosenza, il mare e il santuario di San Francesco. Dall’altra Palo Alto, California, il cuore della Silicon Valley. In mezzo una laurea ad Arcavacata, sette o otto città europee e un lavoro che milioni di persone usano ogni giorno senza sapere chi c’è dietro.

Paola, Arcavacata, Palo Alto: la mappa di Sangineto

Il punto di partenza è un paese di ventimila abitanti sul Tirreno cosentino. Il punto di arrivo è il quartier generale del software mondiale. Non c’è stato un salto: c’è stata una fila di passaggi, uno dopo l’altro, tutti fatti a piedi.

Negli Stati Uniti Sangineto è arrivato nel 2016. Aveva trent’anni. Prima aveva già girato parecchio — Londra, Dubai, Malta, Bruxelles, Berlino, Stoccolma, la Norvegia — accumulando il tipo di esperienza che in un curriculum occupa tre righe e nella vita occupa dieci anni.

L’Unical: ingegneria informatica ad Arcavacata e il primo mestiere

La formazione di Sangineto è tutta calabrese. Laurea in Ingegneria informatica all’Università della Calabria, campus di Arcavacata di Rende, quello con i ponti che attraversano la valle e gli studenti che ci vivono dentro tutto l’anno.

È il dettaglio che lui ripete più spesso quando gli chiedono come ha fatto. Non ha studiato a Boston. Ha studiato a Rende.

La spinta iniziale, ha raccontato, gliela diede il padre Salvatore, che lo mise davanti a un computer da ragazzino. La madre Katya, maestra elementare, gli passò l’altra metà: non fermarsi mai al risultato appena raggiunto. Salvatore è morto nel 2010, e da lì la ricerca di occasioni fuori dai confini è diventata più rapida.

Prima di Microsoft: Londra, Dubai e la parata di Macy’s

Prima della grande azienda c’è stata la gavetta americana, che non è meno faticosa di quella italiana. Solo diversa.

Uno degli incarichi più curiosi di Sangineto è stato in Macy’s, la catena di grandi magazzini di New York: si è occupato dell’esperienza dei clienti nei negozi e ha messo mano anche all’organizzazione della parata del 4 luglio e dei fuochi d’artificio, l’evento che ferma mezza città. Design non vuol dire solo schermi.

Il lavoro su Copilot: user experience, ricerca e intelligenza artificiale

Oggi Sangineto ha 41 anni e in Microsoft ricopre il ruolo di Principal Design Manager. Coordina team di progettazione e di ricerca, e il campo è la user experience: in parole povere, il modo in cui una persona normale usa una tecnologia complicata senza impazzire.

Sangineto ha contribuito allo sviluppo di Copilot, l’assistente di intelligenza artificiale di Microsoft. Il suo pezzo di lavoro riguarda la parte che l’utente tocca con mano — rendere il dialogo con l’AI semplice, intuitivo, utile davvero e non solo tecnicamente impressionante.

È un mestiere che si nota solo quando è fatto male. Se un pulsante sta dove ti aspetti che stia, nessuno ringrazia nessuno.

Auto senza guidatore e robot per gli anziani: i progetti prima dell’AI

Prima dell’intelligenza artificiale generativa Sangineto aveva lavorato su due filoni che oggi sembrano usciti da un film e allora erano prototipi in laboratorio.

Il primo: i sistemi per le auto a guida autonoma, cioè l’insieme di comandi, schermi e segnali che deve permettere a un essere umano di fidarsi di una macchina che guida da sola.

Il secondo: i robot pensati per assistere gli anziani dentro casa. Non giocattoli — apparecchiature di supporto per chi vive solo e ha bisogno di una mano concreta nella giornata.

Il ponte virtuale: Sangineto, i giovani calabresi e la fuga che non è fuga

La parte che in Calabria si è fatta notare di più non riguarda Microsoft. Riguarda quello che dice della sua regione.

Sangineto parla di voler costruire «un ponte virtuale tra la mia terra bellissima e la California», e ha ripetuto più volte una cosa scomoda: il talento dei giovani calabresi esiste eccome, il problema non è quello. Il problema è creare le condizioni perché quel talento possa crescere senza che uno sia costretto a fare la valigia.

Sul termine «fuga di cervelli» ha una posizione netta: non gli piace. In un mondo dove tutti si muovono, andare via non è una diserzione. Diventa un problema solo quando è a senso unico e nessuno torna.

«La Calabria deve valorizzare i suoi giovani», ha detto al Quotidiano del Sud. «Abbiamo bisogno di nuovi Leonardo e nuovi Michelangelo».

La scuola di design al Sud: il sogno che Sangineto non ha archiviato

Il ponte non è rimasto una frase da intervista. Sangineto ha lavorato a un percorso di ricerca dottorale insieme all’Unical, per aprire agli studenti calabresi occasioni internazionali senza passare dal trasloco definitivo. Nel tempo libero fa il mentore e insegna design in corsi per professionisti, anche in atenei americani.

E poi c’è il progetto che si porta dietro da anni: aprire una scuola di design nel Sud Italia. «Il mio sogno è poter fare qualcosa di concreto per la mia terra», ha spiegato. «È un pensiero che non mi abbandona mai».

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Da Paola alla Silicon Valley ci sono diecimila chilometri, e li ha percorsi uno che si è laureato ad Arcavacata come migliaia di altri ragazzi calabresi. La differenza non l’ha fatta il posto in cui è nato. L’ha fatta quello che è successo dopo.

Fonte: Il Quotidiano del Sud

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