Un ragazzo di 25 anni si è messo dentro la centrale del 118 di Cosenza con un blocco per gli appunti e ci è rimasto 85 ore. Poi altre settanta a guardare lavorare i medici del reparto di Neuroscienze. Da quel materiale è nato uno studio sull’ictus che l’Università di Cambridge ha accettato e messo in programma. Si chiama Alessandro Russo, è cosentino, e il suo lavoro dice una cosa semplice: nel percorso di chi arriva in ospedale colpito da un ictus ci sono undici punti in cui si perde tempo, e l’intelligenza artificiale può recuperarlo.
Da Cosenza a Cambridge: lo studio sull’ictus nato all’Unical
Russo si è laureato in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria. Oggi frequenta un master di secondo livello in Artificial Intelligence & Data Science, sempre all’Unical, e lavora come consulente d’impresa per móveo S.p.A., che ha una sede nella sua città. Nel tempo libero arbitra a calcio a undici: quest’anno è arrivato alle categorie nazionali.
Il titolo del lavoro presentato a Cambridge è “Integrating AI into Time-Sensitive Clinical Workflows: A BPMN-Driven Case Study on Acute Stroke Care”. È finanziato in parte dal progetto nazionale di ricerca Stroke 5.0 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ed è stato condotto dal gruppo di ricerca GiudaLab. “Abbiamo mandato il nostro lavoro ed ha superato la fase di revisione”, racconta. “Ricevere quell’email è stata una bella emozione.”
Le 85 ore dentro il 118: interviste, osservazione, cronometro
Qui sta la parte che rende lo studio diverso da un esercizio accademico. Per capire dove il sistema dell’emergenza-ictus rallenta, Russo è andato a vedere di persona: oltre 85 ore di interviste e più di 70 ore di osservazione diretta, condotte alla Centrale Operativa dell’Emergenza Sanitaria di Cosenza — l’ex 118 — e al Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera cosentina.
Il percorso di un paziente con ictus, in Calabria come in ogni regione, si divide in due tronconi: quello che accade prima dell’ospedale e quello che accade dentro. Russo li ha mappati entrambi, un passaggio alla volta. “È stato un ambiente che ha favorito l’apprendimento”, dice dei medici e dei dirigenti che ha intervistato.
Perché l’ictus è una malattia di minuti: mortalità, vita sana, trombectomia
L’ictus non aspetta. È la prima causa di disabilità nell’adulto in Italia e la terza causa di morte: ogni anno colpisce circa 185mila persone, di cui 150mila per la prima volta e 35mila come recidiva. Un milione di italiani ci convive dopo averlo superato, e solo un quarto dei sopravvissuti guarisce del tutto.
I numeri che Russo cita nella sua ricerca vengono dalla letteratura scientifica e sono spietati:
- — quindici minuti risparmiati nel percorso di cura dell’ictus si associano a una riduzione del 4% della mortalità
- — ogni secondo di ritardo dentro l’ospedale costa in media 2,2 ore di vita sana
Tradotto: chi organizza i turni, le sale e i trasferimenti sta decidendo quanta vita resta a una persona. Non è retorica, è aritmetica.
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Gli 11 punti critici: dove l’intelligenza artificiale può entrare
Lo studio individua undici punti del percorso dell’ictus in cui un supporto automatico può fare la differenza — sulla tempestività, sulla prontezza delle decisioni, sulla continuità tra una fase e l’altra. Le stime, che vanno ancora validate sul campo, parlano di tempi di diagnosi più corti dell’8,6% e, in prospettiva, di una riduzione fino al 22% del tempo complessivo della trombectomia, l’intervento che rimuove meccanicamente il coagulo che ha provocato l’ictus.
La conclusione a cui arriva Russo è quella che interessa anche fuori dalla sanità. Il valore dell’intelligenza artificiale non sta soltanto nel saper leggere una diagnosi. Sta nel fare il vigile urbano tra i reparti, eliminando i vuoti tra un passaggio e il successivo.
L’ora di ascolto di Occhiuto: il percorso dell’ictus in Calabria
Poco prima della laurea, Russo aveva presentato i risultati intermedi al presidente della Regione Roberto Occhiuto, che come commissario per la Sanità si occupa direttamente del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale dello stroke in Calabria. Un’ora di ascolto senza interruzioni, con l’agenda piena. “Ho percepito un reale interesse per il progetto e per le sue potenzialità”, dice il ricercatore. “Sentire riconosciuto il valore del mio lavoro in un contesto istituzionale così rilevante è stato per me motivo di grande soddisfazione.”
La rete stroke calabrese: Cosenza, Catanzaro e i trasferimenti
Il tema arriva nel momento giusto. Il 21 luglio 2026 la Giunta regionale ha approvato i nuovi modelli organizzativi per l’emodinamica, la rete stroke e il trauma maggiore. Tra le novità c’è una Stroke Unit di secondo livello al “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro, costruita con un accordo che coinvolge la Neuroradiologia interventistica dell'”Annunziata” di Cosenza.
Fino a oggi i pazienti catanzaresi colpiti da ictus che avevano bisogno del trattamento invasivo venivano trasferiti sistematicamente a Cosenza. Chilometri, ambulanze, minuti. Esattamente la materia su cui lavora lo studio presentato a Cambridge.
L’Unical e l’intelligenza artificiale: il rettore Greco e il comitato nazionale
Che il lavoro nasca a Rende non è casuale. L’Università della Calabria è diventata uno dei poli italiani dell’intelligenza artificiale: il suo rettore, il professor Gianluigi Greco, coordina dal 2023 il comitato nazionale sull’IA istituito dal Governo, e a giugno 2026 è stato confermato alla guida del nuovo comitato che dovrà scrivere la strategia italiana fino al 2028.
Russo cita anche un dato che sul Sud pesa più di altri: nel suo corso, Ingegneria Gestionale, il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è del 95,7%, contro una media italiana del 94%. E il 42,2% dei laureati italiani trova lavoro nel Mezzogiorno.
Il sogno di restare: impresa e università, in Calabria
Gli chiedono qual è il suo sogno e la risposta non è Londra. “Un sogno ibrido: lavorare a cavallo tra impresa e università, qui in Calabria. Oppure, un domani, portare nella mia terra l’esperienza maturata altrove, così da trasformarla in valore per il territorio.”
Nel frattempo continua a collaborare con GiudaLab, segue tesisti come correlatore ed è ancora, a tutti gli effetti, uno studente dell’Unical. Ha ringraziato per nome i colleghi che lo hanno accompagnato: Laura Cutrì, Salvatore Ammirato, Alberto Felicetti e Domenico Conforti. “Sono stati per me non solo colleghi, ma veri mentori.”
Fonte: Cosenza Channel





