A Foggia sta nascendo Casa Arbore, il museo che Renzo Arbore ha deciso di regalare alla sua città. Dentro ci finiscono le collezioni di una vita, quattromila ore di repertorio Rai e un pezzo della sua adolescenza foggiana. Il 24 luglio il maestro ha partecipato in collegamento da Roma alla visita ufficiale degli spazi, mentre gli architetti svelavano il progetto.
Il palazzo, in centro, è quello che un tempo si chiamava palazzo Frattarolo. E non è una scelta casuale.
Le radio, le cravatte, le borsette in bachelite
Il cuore del museo sono le collezioni che Arbore ha messo insieme in decenni di viaggi. Le radio d’epoca americane degli anni ’30 e ’40 sono, secondo gli architetti Alida Cappelletti e Giovanni Licheri, “una delle collezioni più importanti in Europa”.
Poi le borsette americane in bachelite dello stesso periodo, i gioielli di plastica, le cravatte più curiose. Una sala è dedicata alle fotografie di Mariangela Melato. Ci saranno anche una radio web e una sala di registrazione televisiva e musicale.
“Il palazzo diventerà un percorso in cui si gusteranno tutte queste cose, accompagnate dalla musica”, spiegano i due progettisti.
Quattromila ore di Rai, autorizzate dalla Rai
C’è un pezzo del progetto che vale da solo il viaggio: l’archivio. Quattromila ore di montaggio delle trasmissioni più importanti, con il via libera dell’azienda.
“Ci sarà a disposizione anche tutto il repertorio della Rai che, graziosamente, mi ha autorizzato a donare a Casa Arbore tutto il repertorio mio radiotelevisivo e anche un po’ cinematografico”, ha detto il maestro. “Si potrà vedere tutto quello che qualcuno ricorderà, oppure che non ha visto: Indietro tutta, l’Altra Domenica, o anche io da solo, con le mie imprese, con l’Orchestra Italiana in giro per il mondo”.
Il salotto di casa sua, ricostruito
Nel percorso ci sarà una semi ricostruzione del salotto di casa Arbore. Il motivo lo spiegano gli architetti: “Lui ha una casa sempre aperta agli amici, e questa sarà una casa sempre aperta agli amici, con dei libri curiosi e di musica”.
Accanto, uno spazio creativo pensato soprattutto per i ragazzi: si potrà disegnare, sfogliare libri, dipingere, comunicare, cucirsi un vestito. Non una teca da guardare a distanza, insomma.
“È uno spazio culturale che deve vivere”, ha detto Arbore. “Deve ospitare ripetutamente dei buoni cittadini, ma anche tutti i turisti che vorranno vedere questo strano posto”.
Il palazzo dove c’erano gli americani
Qui sta il dettaglio che tiene insieme tutto. Da ragazzo, in quel palazzo, Arbore ci vedeva gli americani: Foggia dopo la guerra era piena di militari alleati, e con loro era arrivata la loro musica.
“Io sono molto vecchio, e me li ricordo nel palazzo, in questo palazzo, che era palazzo Frattarolo”, ha raccontato. “Quindi gli americani e la musica americana, e la musica napoletana che cantavano gli operai”.
Il jazz, il ritmo, l’orecchio: tutto è cominciato lì. Il museo nasce dentro la sua stessa origine.
“Foggia mi ha insegnato tutto”
Nel collegamento il maestro si è lasciato andare al ricordo della città. “Foggia mi ha insegnato tutto, cioè l’adolescenza a Foggia è stata preziosissima per me. Queste cose le capisci dopo anni ad aver girato il mondo. Poi ti accorgi che effettivamente eri nato in un paese molto fortunato, innanzitutto per la grande varietà di persone che io ho conosciuto nella mia città”.
E poi i luoghi: la Taverna del Gufo, lo struscio dalla stazione alla libreria Zobel. “Ore di struscio che mi mancano moltissimo”.
L’anteprima: una biografia in tv
Arbore ha annunciato anche una cosa che non aveva ancora detto. “Sto preparando, con due preziosi collaboratori, una biografia televisiva, in cui naturalmente ci saranno anche dei ricordi di Foggia, della Taverna del Gufo, e anche della matrice delle mie passioni, gli americani che stavano a Foggia”.
Ha ringraziato la sindaca Maria Aida Episcopo per la commemorazione dei bombardamenti del 22 luglio 1943, il giorno che rase al suolo mezza Foggia. “Mi sono anche commosso, anche se durante i bombardamenti io non ero a Foggia, ma gli aerei, le Fortezze Volanti li ho sentiti tante volte”.
Quando apre
Non subito. Gli allestimenti vanno completati, e da settembre parte un percorso partecipato con le associazioni culturali della città e il Comune per decidere come si gestirà lo spazio e cosa ci si farà dentro. Secondo la stampa locale l’apertura è attesa tra circa otto mesi.
Alla presentazione c’era anche il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che ha parlato di “un dono che ci rende orgogliosi”. Per la città è il secondo grande richiamo culturale in arrivo, dopo le mostre che stanno riempiendo il calendario pugliese.
Nel frattempo il palazzo dove un ragazzo ascoltava la musica degli americani si prepara a rimettere su quella musica. Stavolta per tutti.
Fonti: La Gazzetta del Mezzogiorno, ANSA Puglia, l’Immediato.





