Oltre cento opere di Pablo Picasso arrivano a Bari e ci restano per cinque mesi. La mostra si chiama “Picasso. Lo sguardo rivoluzionario”, apre il 10 ottobre 2026 nel Salone San Nicola della Camera di Commercio e chiude il 7 marzo 2027.
Cinque mesi e settant’anni di lavoro
Dentro c’è più di settant’anni di attività dell’artista. Oli, litografie, acqueforti, ceramiche, fotografie, manifesti, documenti d’archivio: non solo quadri, quindi, ma tutte le tecniche che Picasso ha attraversato in una vita.
La curatela è di Joan Abelló con Vittoria Mainoldi e Carlota Muiños. La produzione è di Navigare, l’organizzazione di Bass Culture insieme alla Camera di Commercio di Bari.
Il percorso, sezione per sezione
Il percorso è diviso in cinque parti, in ordine cronologico e tematico.
Si parte dagli anni della formazione, dalle prime prove e dai temi che poi tornano per tutta la carriera: la maschera, il doppio, la figura femminile.
Poi c’è la stagione dell’incisione, con venti opere della Suite Vollard, la serie che Picasso realizzò per il mercante d’arte Ambroise Vollard e che è considerata uno dei vertici assoluti della grafica del Novecento.
Il 1937, il cuore della mostra
La terza sezione è quella che pesa di più. È dedicata al 1937, l’anno di Guernica. Ci sono gli studi preparatori del quadro, nato durante la guerra civile spagnola dopo il bombardamento della cittadina basca. Ci sono le acqueforti di Sueño y Mentira de Franco. E c’è la documentazione fotografica di Dora Maar, che seguì passo passo la nascita del dipinto nello studio di rue des Grands-Augustins a Parigi.
È la parte che spiega meglio di ogni altra perché il titolo parla di sguardo rivoluzionario: lì l’arte smette di essere decorazione e diventa una presa di posizione.
Gli anni Cinquanta e la ceramica di Vallauris
La quarta sezione racconta la sperimentazione degli anni Cinquanta con la Suite Linoleos, le incisioni su linoleum con cui Picasso rivoltò una tecnica considerata minore.
La quinta porta a Vallauris, il paese della Costa Azzurra dove l’artista si mise a lavorare l’argilla. Lì ha realizzato oltre quattromila pezzi: piatti, brocche, vasi, figure. Un lavoro che per decenni è stato guardato come un divertimento del maestro e che oggi viene letto per quello che era, cioè un altro linguaggio a pieno titolo.
Perché la sede non è un dettaglio
C’è un particolare che vale la pena notare. Picasso non finisce in un museo, ma nel palazzo dove si iscrivono le imprese e si registrano i marchi.
La presidente della Camera di Commercio, Luciana Di Bisceglie, l’ha detto chiaramente: arte, tecnica, artigianato e produzione sono la stessa storia. Un artista che passa dalla tela alla ceramica lo dimostra meglio di qualsiasi discorso. Nelle sue parole la cultura rafforza l’identità di una comunità e insieme la sua competitività, e il Salone San Nicola diventa uno spazio culturale aperto alla città.
Per una regione che vive di ceramica, pietra, tessuto e artigianato, il messaggio arriva dritto.
La mostra d’inverno
Il sindaco Vito Leccese ha parlato di un’occasione straordinaria per rafforzare l’offerta culturale della città e per portare visitatori anche fuori stagione.
Il punto è tutto lì, nelle date. La mostra copre l’autunno e l’inverno: ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, i primi giorni di marzo. Sono i mesi in cui in Puglia i turisti non ci sono, gli alberghi lavorano al minimo e le città vivono solo di residenti. Portare Picasso proprio in quella finestra significa provare a spostare qualche settimana di economia lì dove di solito non arriva niente.
Cosa resta a Bari
Negli ultimi anni la Puglia ha imparato a trattare le grandi mostre come un pezzo dell’offerta turistica, non come un evento isolato. Barletta con la mostra su Warhol e Banksy, Bari ora con Picasso: sono operazioni che tengono aperte le città quando il mare non basta più a riempirle.
Cinque mesi sono un tempo lungo. Abbastanza per organizzare una gita scolastica, un fine settimana, una visita con calma. Il resto lo dirà il pubblico, dal 10 ottobre.
Fonte: Ansa Puglia.





