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Gabriele Mascaro, il ragazzo di Lamezia che è arrivato secondo in Italia nel salvamento

Gabriele Mascaro, Kairos Nuoto Lamezia, argento nei 200 ostacoli ai Campionati Italiani di salvamento
Gabriele Mascaro, vice campione italiano Cadetti di salvamento

A Chianciano Terme, in una vasca piena di ragazzi arrivati da tutta Italia, un giovane di Lamezia Terme ha chiuso i 200 metri ostacoli in un minuto, cinquantotto secondi e settantacinque centesimi. Argento. Gabriele Mascaro, tesserato per la Kairos Nuoto Lamezia, è vice campione italiano Cadetti di salvamento.

Non è il nuoto che si vede alle Olimpiadi. È un altro sport, meno raccontato, e proprio per questo la sua medaglia merita che qualcuno la spieghi.

Il secondo gradino del podio tricolore

La gara erano i Campionati Italiani Estivi di salvamento. Mascaro è salito sul secondo gradino del podio nazionale nei 200 ostacoli, categoria Cadetti. Il tempo, 1’58″75, lo ha piazzato alle spalle di uno solo. Vice campione d’Italia, quindi, in una disciplina dove al blocco di partenza ci sono i migliori della sua età.

Dietro c’è un lavoro che non fa rumore. Il ragazzo si allena nella piscina comunale “Salvatore Giudice” della sua città, insieme allo staff tecnico che segue il settore salvamento della Kairos. Una società che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio nelle competizioni nazionali, portandoci i suoi giovani.

Ma cos’è il salvamento?

Chi non segue questo sport se lo immagina come una variante del nuoto. In realtà è il mestiere del bagnino trasformato in gara. In vasca si usano gli attrezzi veri del soccorso: il manichino da recuperare dal fondo, che pesa come una persona da tirare a riva; il torpedo, quel salvagente rosso allungato che tutti abbiamo visto in spiaggia; le pinne, la fune.

L’idea è semplice. Chi vince in piscina è chi, sul serio, saprebbe cavarsela in mare quando conta. Fiato, tenuta sott’acqua, sangue freddo. Le stesse cose che servono a chi un giorno tira fuori qualcuno dalle onde.

La prova dei 200 ostacoli

Nella gara di Gabriele, ogni dodici metri e mezzo, l’acqua nasconde una barriera che affonda. Lui deve immergersi, passarci sotto, risalire e ripartire. Decine di volte, senza mai fermarsi. È la prova che allena il respiro e la capacità di stare giù, sotto la superficie, quando i polmoni chiedono di risalire.

Chiuderla in poco meno di due minuti, con quel numero di immersioni, vuol dire aver passato mesi a fare vasche. L’inverno intero, mentre gli altri stavano al caldo.

Una medaglia che, su una terra di mare, vale doppio

La Calabria è mare da un capo all’altro. Ecco perché un argento nazionale nello sport che nasce dal soccorso in acqua ha un sapore particolare da queste parti. E non è un caso isolato: poche settimane fa un’altra giovane della regione, Federica Alampi, aveva riempito di ori la bacheca del nuoto calabrese. Segno di un movimento che cresce, di staff che lavorano lontano dai riflettori, di piscine comunali che continuano a sfornare atleti.

La Calabria che nuota forte. Quella che non fa rumore ma arriva. Bravo Gabriele, e bravi tutti quelli che lo hanno portato fin lì.

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