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Scirubetta, dalla granita di neve dei nonni al festival del gelato di Reggio Calabria

La scirubetta, l’antica granita di neve calabrese al miele di fichi, dà il nome al festival del gelato di Reggio Calabria: dal 12 al 15 settembre 34 maestri gelatieri da tutto il mondo sul Lungomare Falcomatà.
Scirubetta, il festival del gelato sul Lungomare di Reggio Calabria

C’è un dolce che i calabresi conoscono da secoli, molto prima che esistessero i freezer. Si chiama scirubetta ed è la granita di neve dei nonni: neve raccolta d’inverno sulle montagne, conservata dentro le neviere di pietra e tirata fuori d’estate, aromatizzata con il miele di fichi. Il nome arriva dall’arabo sherbet, la stessa radice di sorbetto e sciroppo.

Da quella tradizione contadina è nato un festival che oggi ne porta il nome e che sta facendo conoscere Reggio Calabria in tutto il mondo.

Quattro giorni sul Lungomare Falcomatà

Dal 12 al 15 settembre, sul Lungomare Falcomatà, va in scena la quinta edizione. Quest’anno arrivano 34 maestri gelatieri da Europa, Giappone, Stati Uniti e Italia: una presenza internazionale mai vista prima. In programma quattro giorni di degustazioni, sculture di ghiaccio, performance artistiche, momenti di formazione e talk culturali al Museo Nazionale.

«Reggio capitale mondiale del gelato»

L’organizzazione è della Conpait, la Confederazione Nazionale Pasticceri Italiani. Il presidente Angelo Musolino non ha dubbi: «Scirubetta è diventata un riferimento per il settore e un orgoglio per il territorio. Nel 2026 avremo una presenza internazionale senza precedenti: Reggio Calabria sarà davvero la capitale mondiale del gelato».

Dalla neve delle montagne al palcoscenico internazionale

Che non siano parole al vento lo racconta l’edizione dello scorso anno: oltre centomila presenze, i riflettori di Tg5, La7 e Studio Aperto, e una gara vinta da due fratelli siciliani. Un cammino che parte dalla neve delle montagne calabresi e arriva fino a un palcoscenico che oggi è internazionale, senza dimenticare da dove tutto è cominciato: una manciata di neve, un po’ di miele di fichi e la pazienza dei nonni.

Leggi anche: Lepone, il luppolo selvatico calabrese che la scienza ha messo sotto la lente. Fonte: Il Dispaccio.

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