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Repubblica Rossa di Caulonia, marzo 1945: i cinque giorni in cui i braccianti proclamarono una repubblica

Repubblica Rossa di Caulonia, Pasquale Cavallaro
Caulonia, marzo 1945

Caulonia, marzo 1945: il paese dove i braccianti proclamarono una repubblica

Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, marzo 1945. La guerra non è ancora finita, ma il Sud è libero da oltre un anno.

Nelle campagne, però, per migliaia di braccianti la vita è rimasta quella di sempre: povertà, fame e grandi proprietà terriere. Il pane manca davvero, non per modo di dire.

Il sindaco si chiama Pasquale Cavallaro. È nato nel 1891, ha studiato in seminario a Gerace e poi è diventato maestro elementare.

Chi era Pasquale Cavallaro: il maestro antifascista mandato al confino

Antifascista, durante il regime Cavallaro passò circa quattro anni al confino. Sulle isole le fonti non concordano: alcune ricostruzioni parlano di Ustica e Favignana, la scheda dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo indica Ustica e Pantelleria fra il 1932 e il 1935.

Nel gennaio 1944 viene nominato sindaco di Caulonia. Ha cinquantatré anni, una cultura da seminarista e una parlantina che in paese conoscono tutti.

Il 5 marzo 1945 viene arrestato suo figlio Ercole, dopo alcune azioni contro proprietari terrieri ed ex fascisti. È la scintilla.

Repubblica Rossa di Caulonia, Pasquale Cavallaro

Il 6 marzo: la bandiera rossa sul campanile e la Repubblica di Caulonia

Il 6 marzo 1945 la tensione esplode. I rivoltosi prendono il controllo di alcuni punti nevralgici del paese: l’ufficio postale, il telegrafo, la caserma dei carabinieri.

Sul campanile della chiesa viene issata una bandiera rossa con falce e martello. Nasce quella che passerà alla storia come la «Repubblica Rossa di Caulonia».

Alla mobilitazione partecipano braccianti e contadini, e arrivano sostenitori anche dai centri della zona. Tra loro ci sono numerose donne.

Vengono organizzate forme di guardia armata e un «tribunale del popolo», incaricato di giudicare quelli che i rivoltosi considerano nemici della popolazione.

La mobilitazione si allarga ai comuni vicini, e la notizia della repubblica proclamata a Caulonia parte per telegrafo verso il Partito comunista.

Di quei giorni resta anche una frase che ha fatto il giro del mondo: Stalin, da Radio Praga, avrebbe detto che ci voleva un Cavallaro in ogni città. È una citazione ripetuta da decenni e mai documentata: gli storici la considerano dubbia.

La protesta degenera: le violenze e l’uccisione di don Gennaro Amato

Poi la protesta degenera. Si verificano violenze, aggressioni e umiliazioni pubbliche: nel mirino finiscono professionisti, possidenti ed ex fascisti del paese, portati davanti al tribunale del popolo.

Il fatto di sangue più grave è l’uccisione di don Gennaro Amato, parroco del paese ed ex compagno di seminario di Cavallaro, colpito da una raffica di mitra. Sul movente le ricostruzioni storiche divergono, e per alcune di esse dietro il delitto ci sarebbero ragioni personali e non politiche.

L’omicidio segna una svolta. È da lì che comincia a venir meno il sostegno politico alla rivolta.

Quanto durò la repubblica: tre, quattro o cinque giorni

L’esperienza della Repubblica Rossa dura pochissimo, e anche qui le fonti non dicono la stessa cosa: c’è chi la chiude al 9 marzo con l’arrivo delle forze di polizia da Reggio Calabria, chi parla di quattro giorni, chi di cinque.

Cavallaro lascia la carica di sindaco il 12 marzo, mentre altre ricostruzioni spostano le dimissioni al 15 aprile.

La repressione vera arriva nelle settimane successive. Il 10 aprile un’imponente operazione delle forze dell’ordine porta a centinaia di arresti: circa mille persone fermate, quasi quattrocento finite in carcere. Chi c’era racconta file di uomini fatti passare in mezzo agli agenti e stanze allagate in attesa del trasferimento al carcere di Locri. Anche Cavallaro finisce nelle mani delle autorità.

Il processo di Locri: 365 imputati e l’amnistia Togliatti

Nel 1947, davanti alla Corte d’Assise di Locri, gli imputati sono 365. Le accuse vanno dalla banda armata all’estorsione, dalla violenza privata all’usurpazione di funzioni pubbliche, fino all’omicidio.

L’amnistia voluta dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti fa cadere gran parte delle accuse legate alla rivolta. Resta aperto il capitolo dell’omicidio di don Gennaro Amato, che l’amnistia non copre.

La condanna di Cavallaro e l’assoluzione arrivata troppo tardi

Per quell’omicidio il sindaco di Caulonia viene condannato a dieci anni. Li sconta quasi per intero: otto anni di carcere.

L’assoluzione arriva dopo, quando ormai il carcere l’ha fatto. Sulla data e sul grado le fonti divergono: l’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo colloca il proscioglimento in Corte d’appello a Catanzaro nel 1958, per insufficienza di prove, mentre altre ricostruzioni parlano di un’assoluzione piena in Cassazione nel 1960.

Muore il 17 luglio 1973, a 82 anni, nell’ospedale geriatrico di Gerace. Della sua morte scrissero soltanto alcuni giornali locali.

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Perché a Caulonia se ne discute ancora oggi

Ottant’anni dopo, a Caulonia la Repubblica Rossa divide ancora. Nel 2025 la proposta di intitolare una piazza alla rivolta ha riaperto lo scontro fra chi la considera una pagina di riscatto contadino e chi ricorda soprattutto le violenze e il parroco ucciso.

Pasquale Cavallaro resta il simbolo di quei pochi giorni in cui, in un paese poverissimo della Calabria del dopoguerra, una rivolta contadina arrivò a proclamare una repubblica.

Fonte: Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo

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