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Nosside, la poetessa di Locri che voleva misurarsi con Saffo

Il teatro greco del Parco archeologico di Locri Epizefiri, patria della poetessa Nosside
Foto: Sandro Baldi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

C’è un nome che andrebbe ripetuto ogni volta che si parla di poesia greca antica, e che invece quasi nessuno ricorda: Nosside. Non nacque ad Atene né a Lesbo, ma qui da noi, a Locri Epizefiri, sulla costa ionica della Calabria. Visse tra la fine del IV e l’inizio del III secolo avanti Cristo, negli anni d’oro della Magna Grecia, e fu una delle voci poetiche femminili più alte di tutto il mondo antico.

Chi era Nosside

Di Nosside sappiamo poco, e quel poco lo dobbiamo soprattutto ai suoi stessi versi. Era figlia di una famiglia agiata di Locri, città raffinata e ricca, famosa nell’antichità per il culto di Persefone e per il ruolo sorprendente che vi avevano le donne. In un contesto simile una poetessa donna non era un’eccezione assurda: era il frutto di una società che alle donne lasciava più spazio di altre.

Scriveva in dialetto dorico, la lingua della sua terra, e cantava soprattutto l’amore, gli affetti, la vita quotidiana delle donne. Per questo, già nell’antichità, fu definita la “voce di donna”.

Dodici epigrammi salvati per miracolo

Della sua opera ci sono arrivati appena dodici epigrammi: brevi componimenti, pochi versi ciascuno, di argomento vario. C’è l’amore, ci sono le offerte agli dèi, i ricordi dei morti, le descrizioni di ritratti. Dodici testi soltanto, eppure bastano a collocarla tra i nomi che contano della letteratura greca.

Quei versi sono sopravvissuti grazie a una catena fortunata. Vennero raccolti nella Corona di Meleagro di Gadara, una grande antologia di poeti, che secoli più tardi confluì in quella che oggi chiamiamo Antologia Palatina. Senza quel passaggio, di Nosside non sapremmo nulla.

La donna che voleva misurarsi con Saffo

Nel suo epigramma più celebre Nosside scrive che niente è più dolce dell’amore, e che ogni altra felicità viene dopo. Ma il dettaglio che la rende davvero moderna è un altro: dichiarava apertamente di volersi misurare con Saffo, la più grande poetessa greca di sempre. Da una donna di quei tempi, un’ambizione del genere suona quasi rivoluzionaria.

Non era arroganza. Era la consapevolezza di una poetessa che sapeva quanto valeva, e che chiedeva di essere ricordata. Duemilatrecento anni dopo, possiamo dire che il suo desiderio si è avverato.

Locri non l’ha dimenticata: il Giugno Locrese

La sua città continua a portarne il nome. Sabato 27 giugno 2026, nella Corte del Palazzo di Città, va in scena la 57ª edizione del Giugno Locrese, intitolata “A Nosside, voce poetica contemporanea”: una manifestazione che da oltre mezzo secolo premia la poesia e tiene viva la memoria della poetessa, con la proclamazione dell’opera vincitrice del concorso nazionale e, quest’anno, la partecipazione dell’artista Ilaria Della Bidia.

È il modo più bello per ricordare che, molto prima che la Calabria fosse Calabria, da questa terra una donna parlava al mondo intero. E il mondo, ancora oggi, la ascolta.

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