Le regioni, raccontate da chi ci vive
Testata giornalistica registrata · Tribunale di Napoli n. 25/2022

Natuzza Evolo e il 26 luglio 1940: il Giorno della Promessa

Natuzza Evolo, la mistica di Paravati

Il 26 luglio del 1940 Natuzza Evolo ha quindici anni e dice a tutti che quel giorno morirà. È un venerdì di piena estate, la Chiesa festeggia Sant’Anna, e a Paravati davanti a casa sua si è radunata mezza provincia.

Chi era Natuzza prima di quel venerdì

Fortunata Evolo, per tutti Natuzza, è figlia di braccianti. Non sa leggere. Da qualche tempo lavora a servizio in una casa di Mileto, dai Colloca. Paravati è una frazione, la Calabria del 1940 è quella della fame e dei campi.

La croce di sangue comparsa sulla camicia

Un mese prima, il 29 giugno, aveva ricevuto la Cresima. Su quella camicia, quel giorno, era comparsa una croce di sangue.

Il vescovo chiese un parere a padre Agostino Gemelli, il francescano che aveva fondato l’Università Cattolica ed era anche medico. Gemelli liquidò tutto come isteria. Non l’aveva mai visitata.

“Il 26 luglio morirò”

Poi Natuzza comincia a ripetere quella frase, e chi le sta intorno si spaventa. Lei racconta che la Madonna le ha parlato di una morte apparente. Ma quella parola non la conosce: capisce morte, e basta.

La voce corre di paese in paese. Il giorno stabilito davanti alla casa arriva gente da tutta la zona. Entrano anche i medici. E restano lì, ad aspettare. Secondo le cronache dell’epoca c’erano perfino corrispondenti di giornali nazionali.

Sette ore di sonno

Nel tardo pomeriggio Natuzza cade in un sonno profondissimo. Dura circa sette ore.

Le testimonianze raccolte allora raccontano che durante quel sonno il suo corpo perse sangue senza che nessuno individuasse una ferita.

Il racconto al risveglio

Quando riapre gli occhi, la ragazzina dice di essersi trovata “in un posto bellissimo, in Paradiso, al cospetto di Gesù”. Parla di una luce dai mille colori. Di file di persone sollevate da terra, in cerchio, che pregavano.

E racconta che Gesù le affidò una cosa sola: portargli le anime, amare e soffrire. Nessuna richiesta più grande di questa, nessuna promessa di miracoli.

Quello che Natuzza raccontò cinquantasei anni dopo

Il 19 settembre 1996, a don Pasquale Barone, aggiunse un pezzo che aveva tenuto per sé: in quelle sette ore la Madonna le aveva mostrato una chiesa e le strutture di accoglienza attorno a una grande casa.

Nel gennaio del 1944 le sarebbe stato chiesto di costruirla davvero, a Paravati. La chiamano Villa della Gioia. La fondazione dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime nasce come associazione il 13 maggio 1987.

Paravati non è più tornata quella di prima

Da quel giorno la vita di Natuzza prende una direzione che non cambierà più. Si sposa con Pasquale Nicolace, mette al mondo cinque figli, e continua a ricevere in casa, su via Nazionale, centinaia di persone al giorno.

Arrivano da tutta Italia. La Calabria della devozione popolare è fatta anche di questo, di paesi che diventano meta: succede da secoli a Polsi, col santuario della Madonna della Montagna.

Serva di Dio

Natuzza muore il 1° novembre 2009, a 85 anni. Nel 2019, con l’apertura della causa di beatificazione, la Chiesa le riconosce il titolo di Serva di Dio.

Lei, però, quel 26 luglio del 1940 lo chiamava in un altro modo. Il Giorno della Promessa. E diceva che era stato il giorno più bello della sua vita.

Da leggere ancora in questa edizione

Hai un'attività in questa regione?

Raccontala ai lettori dell'edizione. Paghi solo dopo la nostra approvazione.

Promuoviti con noi