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Pietro Labriola, da Altamura al vertice di TIM: la storia che parte dal centralino di sua madre

Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, nato ad Altamura

Sua madre smistava le telefonate degli altri. Pietro Labriola oggi guida la più grande compagnia telefonica d’Italia. Nato ad Altamura il 1° ottobre 1967, Labriola è amministratore delegato del gruppo TIM: la stessa azienda dove sua madre faceva i turni al centralino.

Le origini ad Altamura: la madre al centralino, il padre in Aeronautica

La madre di Labriola, Irene Giordano, era di Altamura e lavorava come centralinista alla Telecom. Il padre, Vincenzo, veniva da Montalbano Jonico ed era un militare dell’Aeronautica.

La famiglia si trasferisce presto a Bari. È lì che Pietro cresce e studia, mentre in casa entrano gli orari spezzati di chi risponde al telefono per mestiere.

Sono gli anni in cui la telefonia italiana è ancora un monopolio pubblico e il centralino è un posto fisico, con le operatrici in fila davanti ai quadri di collegamento. Chi ci lavorava smistava a mano le chiamate degli altri, sui turni che coprivano le sere e le feste.

Altamura resta il punto di partenza. La stessa città che custodisce una delle scoperte più importanti della paleontologia europea.

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Gli studi a Bari: economia, il master e i primi passi

Labriola si laurea in Economia e Commercio all’Università di Bari. Poi un master in gestione dell’innovazione e delle tecnologie al Tecnopolis.

La carriera comincia nel 1993, a Milano, come assistente dell’amministratore delegato di France Télécom. Nel 1995 passa a Cable & Wireless Italia come responsabile marketing. L’anno dopo entra in Infostrada, dove si occupa di sviluppo del business e poi diventa direttore marketing, con in mezzo una parentesi di consulenza al Boston Consulting Group.

Trentatré anni di telecomunicazioni, senza mai cambiare settore.

L’ingresso in Telecom Italia: l’ADSL e il marchio Alice

Nel 2001 Labriola entra nel gruppo Telecom Italia. La stessa azienda in cui aveva lavorato sua madre, ma con un ruolo completamente diverso.

Nei quattordici anni successivi passa dal marketing dei servizi fissi alla guida della trasformazione industriale e della qualità. Tra i progetti che segue c’è il lancio dell’ADSL, quella che milioni di italiani hanno conosciuto con un nome solo: Alice.

Labriola in Brasile: da direttore operativo ad amministratore delegato

Nel 2015 si trasferisce in Brasile come direttore operativo di TIM Brasil. Quattro anni dopo ne diventa amministratore delegato.

Sono gli anni in cui guida il rilancio della società brasiliana, segue l’acquisizione degli asset mobili di Oi e l’ingresso nel 5G. I risultati gli danno la reputazione che si porterà dietro: il manager capace di rimettere in ordine i conti.

L’operazione che segna quegli anni è la spartizione degli asset mobili di Oi, la quarta compagnia brasiliana finita in crisi: TIM Brasil se ne aggiudica una parte insieme a Vivo e Claro, e si porta a casa clienti, frequenze e antenne. Nello stesso periodo arrivano le licenze per il 5G.

In Brasile Labriola impara anche un’altra cosa, che poi userà in Italia. Che una telco si può ristrutturare senza fermarla.

Il ritorno in Italia e la nomina di Labriola nel 2022

Il rientro in Italia arriva con l’incarico di direttore generale del gruppo. Poi la data che conta: il 21 gennaio 2022 il consiglio di amministrazione lo nomina amministratore delegato.

Nell’aprile del 2024 arriva la conferma per un secondo mandato. Nel giugno del 2025 viene eletto presidente di Asstel, l’associazione delle imprese di telecomunicazioni, per il triennio 2025-2027.

L’operazione rete: FiberCop, KKR e i 18,8 miliardi

Il pezzo grosso del mandato di Labriola è la separazione della rete fissa. Un’operazione che in TIM si discuteva da anni e che nessuno era mai riuscito a chiudere.

La rete confluisce in FiberCop e viene ceduta al fondo americano KKR per 18,8 miliardi di euro, cifra che con gli earnout può salire fino a 22. L’effetto sui conti è quello per cui l’operazione era nata: il debito del gruppo scende di quasi 14 miliardi.

Per la prima volta dalla privatizzazione, l’azienda che vende le linee e quella che possiede i cavi sono due cose separate.

I conti del 2025: il ritorno all’utile e il dividendo annunciato

I numeri sono arrivati dopo. Il 2025 si è chiuso con ricavi a 13,7 miliardi di euro, in crescita del 2,7%, e un margine operativo lordo salito del 6,4% a 4,4 miliardi.

Il dato che pesa di più è un altro: 519 milioni di utile netto, contro una perdita di 364 milioni l’anno prima. È il quarto anno consecutivo in cui il gruppo centra gli obiettivi che si era dato.

Da lì la scelta che in TIM mancava da anni, il ritorno alla remunerazione degli azionisti: un riacquisto di azioni da 400 milioni e un dividendo da 500 milioni annunciato a partire dal 2027. «Nel 2025 abbiamo completato la trasformazione avviata nel 2022», ha detto Labriola presentando i risultati.

Chi è Labriola fuori dai comunicati: i tatuaggi, l’Inter e il messaggio ai dipendenti

Chi lo conosce lo descrive come un manager fuori dagli schemi. Tatuaggi, tifoso dell’Inter, poco incline ai formalismi, abituato a decidere in fretta. Dentro TIM è considerato uno dei pochi dirigenti storici rimasti ai vertici dopo anni di cambi continui di governance.

Il 24 gennaio 2022, tre giorni dopo la nomina, manda un videomessaggio ai dipendenti. Invece di parlare di piani industriali, parla di sua madre: «Mia madre ha lavorato per anni come operatrice del call center in Tim. Io da figlio so cosa vuol dire avere la mamma che lavora 9:00-12:00/15:00-18:00, 15:00-22:00, 14:00-21:00. A Natale, a Capodanno».

Era il modo di ringraziare gli operatori dei call center e i tecnici di rete. Quelli che i turni li fanno ancora.

La sua storia, alla fine, è il passaggio di testimone tra due generazioni della stessa famiglia dentro la stessa azienda. Da una madre che collegava le telefonate al centralino a un figlio che oggi guida l’azienda simbolo delle telecomunicazioni italiane. In mezzo, il tratto di strada che va da Altamura a Bari, dal Brasile a Roma, e che nessuno dei due aveva messo in conto.

Fonte: Gruppo TIM

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