Da bambina passava le estati in Salento, e già si vedeva lì da grande. Katia Giannotta ci ha sperato per più di cinquant’anni. Poi, a 50 anni, ha mollato Milano e l’ha fatto davvero: è tornata nella terra dei suoi genitori. Oggi è precaria, fa qualche supplenza e coltiva i campi. E non si pente.
Un sogno coltivato per cinquant’anni
Il Salento, per lei, non è mai stato solo una vacanza. Era la terra dei genitori, quella a cui sentiva di appartenere. Da bambina si immaginava lì da adulta, non per tre mesi l’anno ma per restare. È un pensiero che si è portata dietro per mezzo secolo, mentre la vita la teneva altrove.
La scelta: lasciare Milano e la cattedra
A Milano Katia era nata, era cresciuta, aveva messo su famiglia. Insegnava italiano e storia, da nove anni nella stessa scuola media: non era di ruolo, ma le supplenze erano quasi una certezza. Un lavoro cercato a lungo, dopo una vita passata a fare tante cose, dall’educatrice di strada alla giornalista. Poi la spinta che mancava: la malattia e la perdita della madre, che aveva assistito proprio in Salento, l’hanno convinta a fermarsi per sempre. Ha lasciato la sicurezza del lavoro al Nord e, non senza dolore, anche le due figlie, rimaste a Milano.
Una vita più lenta, tra i campi di Scorrano
Oggi Katia vive a Scorrano, nel Leccese, nella casa dei suoi. Con i soldi della vecchia casa milanese ha comprato sei ettari di campagna, che coltiva quasi ogni giorno: esattamente lo stile di vita che sognava, più lento e a contatto con la natura. Sa di aver pagato un prezzo, tra precarietà e distanza dalle figlie, ma non torna indietro. “Lo rifarei altre mille volte”, dice. E quando risale a Milano, sente tutta la distanza: “Mi sembra di aver vissuto in Salento tutta la vita. Ci ho messo oltre cinquant’anni, ma qui ho finalmente trovato il mio posto nel mondo”.





