C’è una ragazza di Cosenza dietro i cartoni animati che milioni di italiani hanno guardato negli ultimi anni. Si chiama Ida Corti e fa un mestiere di cui quasi nessuno sospetta l’esistenza: fa muovere i disegni.
Che lavoro fa un’animatrice 2D
“Sono un’animatrice 2D, mi occupo di muovere i disegni inanimati e creare le scene che compongono i cartoni animati”, spiega lei stessa.
La tecnica che usa si chiama cut-out. In pratica il personaggio è un burattino digitale, costruito a pezzi separati che vengono mossi uno per uno. Nei manuali di animazione c’è una formula che descrive il risultato: illusion of life, l’illusione della vita. È esattamente quello che succede quando un disegno fermo su uno schermo comincia a camminare, a girare la testa, a parlare.
Da Cosenza a Firenze, con la matita in mano
Ida Corti ha frequentato il liceo scientifico Scorza, a Cosenza. Alla fine ha capito che la sua strada non passava dai libri ma dalla matita.
È partita a diciotto anni per Firenze e ha fatto tre anni di accademia. Poi, racconta, per qualche mese ha brancolato nel buio: il titolo in mano e nessuna idea di come si entra davvero in un settore così stretto.
La svolta è arrivata con un corso di formazione professionale a Pisa. Da lì il primo contratto. Sono quattro anni che lavora per Doghead Animation, studio toscano diventato uno dei nomi più solidi dell’animazione 2D italiana.
Topo Gigio, Mortina e le serie di Zerocalcare
La sua matita c’è dietro Topo Gigio e Mortina. E c’è dietro le ultime due serie animate di Zerocalcare: “Questo mondo non mi renderà cattivo”, uscita nel 2023, e “Due spicci”, arrivata su Netflix il 27 maggio scorso.
“Sono stati due progetti enormi”, dice. “Per avere una qualità visiva così, una storia articolata e mille battute, servono tantissime mani”.
Quattro secondi di cartone animato
E qui arriva la frase che meriterebbe di essere letta da chiunque guardi una serie animata sul divano: “Il pubblico non percepisce quante risorse e quanto impegno ci siano per fare anche solo una scena da quattro secondi”.
Quattro secondi. Il tempo di una battuta, di un gesto, di un personaggio che entra in una stanza. Dietro ci sono giornate di lavoro di più persone, disegno per disegno, movimento per movimento. È la parte del mestiere che non si vede e che non finisce nei titoli di coda che tutti saltano.
Il premio Sensuability
Fuori dal lavoro in studio, Ida Corti ha vinto un secondo premio al concorso Sensuability, dedicato alla sensualità delle persone con disabilità motorie. È un riconoscimento che dice qualcosa anche del suo sguardo: usare il disegno per raccontare corpi e desideri che l’immaginario comune tende a lasciare fuori dall’inquadratura.
Il sogno: i libri per bambini
Il suo obiettivo, alla lunga, è un altro: diventare illustratrice a tempo pieno per i libri per bambini. Passare dallo schermo alla carta, dal movimento all’immagine ferma che resta lì, sulla pagina, e che un bambino guarda cento volte.
I consigli a chi vuole provarci
Sui ragazzi che sognano il suo mestiere è pratica, senza retorica: non partire senza portfolio, partire preparati, studiare tanto. E darsi il giusto valore, alzando l’asticella un pezzo alla volta.
Non è il discorso motivazionale che ci si aspetta. È il consiglio di chi in quei mesi di buio dopo l’accademia c’è passato davvero e sa che la differenza la fanno le cose concrete: cosa sai fare, cosa hai da mostrare, quanto sei disposto a studiare ancora.
Una Calabria che non torna indietro, ma che si vede
La storia di Ida Corti non è la solita storia del ritorno. Lei lavora in Toscana e da lì probabilmente non si muoverà: l’animazione italiana ha pochi poli e stanno tutti al Centro-Nord.
Però è una storia calabrese lo stesso. Perché una ragazza partita da Cosenza a diciotto anni, con un diploma scientifico e la testa altrove, oggi ha le mani dentro tre delle serie animate più viste d’Italia. È la stessa storia di tanti calabresi che si fanno strada lontano da casa, come Marcelo D’Andrea, il fisioterapista di Messi con le radici a Fuscaldo. E perché il suo consiglio ai ragazzi che vengono dopo di lei è lo stesso che serviva a lei: preparati, poi parti.
Fonte: intervista a Ida Corti. Il sito dello studio per cui lavora è Doghead Animation.





