Dodicimila anni fa qualcuno si è seduto davanti a un masso, a Papasidero, e ha inciso nella pietra un grande bovino selvatico. Le corna, il muso, il corpo. Quel disegno è ancora lì.
Il bos primigenius, il capolavoro sulla pietra
Si chiama bos primigenius ed è il pezzo più famoso della Grotta del Romito, dentro il Parco nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza. Gli studiosi lo considerano uno dei capolavori assoluti dell’arte rupestre europea.
Non è un graffio: è un animale disegnato bene, con le proporzioni giuste, da qualcuno che sapeva quello che stava facendo. Il bos primigenius era l’uro, il bovino selvatico che i cacciatori del Paleolitico inseguivano e che si è estinto in Europa solo nel Seicento. Chi lo ha inciso su quel masso lo aveva visto davvero, da vicino.
Ventitremila anni di persone dentro una grotta
La grotta non è famosa solo per il graffito. Dentro sono state trovate sepolture di uomini e donne che hanno abitato lì in un arco di tempo lunghissimo, tra 23.000 e 10.000 anni fa.
Tredici millenni di frequentazione continua nello stesso posto. Non un accampamento di passaggio: una casa, tornata utile a generazioni che non sapevano niente le une delle altre. Un pezzo di preistoria europea conservato in un paese calabrese di poche centinaia di abitanti.
Il parco rifatto: la passerella sospesa
Negli ultimi anni il parco archeologico è stato rifatto. Adesso c’è una passerella sospesa all’interno, che permette di guardare dall’alto gli strati dello scavo e il punto esatto dove sono state trovate le sepolture.
C’è un’illuminazione nuova, dentro e fuori, pensata per far risaltare le forme della roccia senza rovinare nulla. E c’è un antiquarium con i reperti, da cui parte il percorso a piedi che in pochi minuti porta alla grotta.
È previsto anche un intervento esterno per rendere il percorso accessibile a chi ha difficoltà motorie: oggi l’antiquarium è raggiungibile, il sentiero verso la grotta no.
Come si visita e quanto costa
Ci si entra solo accompagnati da una guida, a orari fissi lungo tutta la giornata. Il biglietto costa 6 euro, le scolaresche pagano 4 euro (compresi gli insegnanti che le accompagnano).
Non pagano niente i residenti, le persone con disabilità, i bambini fino a sei anni e le guide ufficiali del Parco del Pollino. Per i gruppi e le scuole è meglio prenotare, chiamando il Comune di Papasidero.
Una gestione semplice che funziona
È il tipo di gestione che tiene in piedi i siti piccoli: si paga poco, chi ci vive entra gratis, e i soldi restano lì a mantenere aperto il posto e a pagare chi ci lavora.
È la stessa scelta fatta in questi giorni in Salento: alla Grotta della Poesia di Melendugno è appena partito un biglietto da 5 euro, gratuito per chi abita in paese, con i soldi destinati a sistemare l’area archeologica. Due grotte lontane trecento chilometri, la stessa regola.
È un modo di trattare il patrimonio che in Calabria sta prendendo piede anche altrove, come nel porto di Gioia Tauro che guida la transizione green: infrastrutture curate, non lasciate andare.
Chi ci lavora dietro
Il sito è seguito dal Comune di Papasidero insieme alla Soprintendenza archeologica di Cosenza, all’Università di Firenze e all’Istituto italiano di preistoria e protostoria. Gli scavi vanno avanti da decenni e continuano a restituire materiale.
Non serve andare in Francia
Poi uno pensa che per vedere l’arte preistorica bisogna andare in Francia, a Lascaux. E invece uno dei disegni più belli d’Europa sta a Papasidero, in provincia di Cosenza, nell’entroterra della Riviera dei Cedri.
Ci si arriva in macchina, si lascia l’auto all’antiquarium e si cammina qualche minuto. Poi c’è il masso, e sopra il masso c’è un toro che qualcuno ha disegnato quando in Europa c’erano ancora i ghiacciai.





