Filosa e Il Graffio: la galleria-laboratorio di piazza Duomo
Giuseppe Filosa, per tutti Giosino, è morto a 89 anni in Svezia, il paese che aveva scelto come seconda patria per via di una figlia che lì si è stabilita. Era nato a Montalto e si era formato all’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua galleria-laboratorio, Il Graffio, aprì in piazza Duomo più di trent’anni fa.
Era uno spazio piccolo e colorato. Da lì per decenni sono usciti quadri e sculture, mostre ed eventi, e soprattutto generazioni di pittori o aspiranti tali. Chi passava da corso Telesio prima o poi ci entrava.
Cosenza vecchia negli anni Novanta: il Rendano, la radio comunitaria e la Casa delle Culture
Quando Il Graffio aprì, la movida a Cosenza vecchia era anzitutto culturale. Il teatro Rendano funzionava. Una radio comunitaria trasmetteva. La Casa delle Culture pulsava accanto alla bottega del mondo di Federico “Ricuzzo” Mazzei.
Il culmine arrivò a metà anni Novanta, in piena rinascita del centro storico voluta dall’allora sindaco Giacomo Mancini. Erano gli anni in cui la città antica smetteva di essere solo un problema di degrado e tornava a essere un posto dove la gente sceglieva di stare. La bottega di piazza Duomo diventò uno dei punti fissi di quel giro.
Dal Gruppo Arte Cosenza al Laboratorio dalle due anime: le radici di una vita d’arte
Filosa fondò il Gruppo Arte Cosenza e animò il Laboratorio dalle due anime, raccontato oltre vent’anni fa da Concetta Guido in un volume edito da Le Nuvole. La sua formazione era partita dalla Cosenza del dopoguerra e si era chiusa a Roma, all’Accademia di Belle Arti, dove studiò scultura.
Non aveva la boria dei cattedratici. Divulgatore vero, introduceva le prime spaesate comitive di forestieri in visita su corso Telesio alla bellezza dei nostri luoghi. Poteva citare un pittore francese e poi mostrarti una delle sue piazze naif, che descrivono il centro storico meglio di mille cartoline.
La Svezia e la Lapponia: le renne, i ghiacci del Nord e la Calabria
Amava i paesaggi glaciali scandinavi attraversati da file di renne quanto la sua Calabria. Il legame col Nord non era un vezzo da cartolina: la Svezia era diventata la sua seconda casa, ed è il posto dove se n’è andato.
Nei suoi quadri i due mondi non si facevano la guerra. La stessa mano che sistemava le case addossate del centro storico cosentino sapeva mettere una fila di renne dentro una distesa bianca, e riusciva a renderla calda.
Germania, Stoccolma e i pastori sami: gli anni all’estero di Filosa
Prima della bottega di piazza Duomo c’era stata una lunga parentesi fuori. Filosa lavorò in Germania, a Rudersberg, vicino a Stoccarda. Poi si spostò in Svezia, dove conobbe la moglie e dove le gallerie di Stoccolma offrivano più occasioni di quante ne passassero allora in Calabria: fu uno dei pochi italiani a esporre al Palazzo della Cultura della capitale svedese.
Da lì salì fino a un piccolo villaggio vicino al confine finlandese. Ci restò un mese, a dipingere i pastori sami e le loro renne. Tornò a Cosenza a metà anni Settanta, e da quel momento non si mosse più dal centro storico.
La tecnica di Filosa: pennellate materiche su giornali, riviste e pubblicità
Per un periodo intervenne con pennellate materiche su fogli di giornali e riviste, spesso pubblicità. Il supporto povero, la materia sopra. Chi ha visto quei lavori sa che sotto il colore restava sempre qualcosa da leggere: un titolo, un prezzo, il pezzo di una fotografia.
È una parte della sua produzione che oggi vale la pena rivedere tutta insieme.
Il formatore col misàle blu: primo tra pari, non maestro dall’alto
Molti lo piangeranno soprattutto per l’attività di formatore. Un primo tra pari che dispensava consigli, col misàle blu da operaio dell’arte e il sorriso rassicurante.
Non teneva corsi con l’appello. Chi entrava con una tela sotto il braccio veniva ascoltato, corretto, rimandato a casa a rifare. Questo, più delle mostre, è il motivo per cui in città lo chiamavano tutti maestro senza che lui lo avesse mai chiesto.
L’ultima uscita pubblica: la Santa Lucia della festa della dottrina sociale
Una delle sue ultime uscite pubbliche fu alla festa della dottrina sociale della chiesa, dove arricchì la mostra con una Santa Lucia illuminata dagli stessi colori caldi con cui rendeva rassicuranti persino i ghiacci del Nord.
Il sindaco di Cosenza Franz Caruso lo ha ricordato come “artista di grande talento e figura di spicco del centro storico”, una persona che nella sua bottega “radunava artisti provenienti da ogni dove”. Di Filosa la città conserva anche la scultura “Verso Sud”, commissionata dal Comune nei primi anni Duemila e collocata in piazza XI Settembre, all’angolo di via Calabria.
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Fonti: Corriere della Calabria; Comune di Cosenza.





