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Casalvecchio di Puglia, il borgo dei Monti Dauni che si chiama Kazallveqi e parla ancora arbëresh

Casalvecchio di Puglia, borgo arbëreshe dei Monti Dauni
Casalvecchio di Puglia (Kazallveqi), comunità arbëreshe dei Monti Dauni

Sui Monti Dauni, in provincia di Foggia, a 465 metri d’altezza, c’è un paese che i suoi non chiamano Casalvecchio di Puglia. Per loro è Kazallveqi. E gli anziani, quando parlano tra loro, l’italiano lo mettono da parte: usano l’arbëresh, la lingua arrivata secoli fa dall’altra sponda dell’Adriatico.

Una delle due sole comunità arbëreshe della Puglia

Casalvecchio è una delle due sole isole arbëreshe rimaste in Puglia, con la vicina Chieuti. Il resto dell’Arberia sta più giù: Calabria, Basilicata, Molise, Sicilia. Qui, in questo pezzo di Capitanata, a resistere sono rimasti in pochi.

La fuga dall’Albania, cinque secoli fa

Cinque secoli fa, di là dal mare, succede il disastro. L’Albania cade sotto l’impero ottomano. Chi può, scappa. Migliaia di famiglie salgono sulle barche e puntano il Sud Italia, molti col nome di Giorgio Castriota Skanderbeg ancora in bocca: l’eroe che ai turchi aveva tenuto testa per vent’anni. Ad accoglierli sono i sovrani aragonesi. E loro fondano i casali, portandosi dietro l’unica cosa che il mare non poteva prendersi: la lingua.

La fede si è persa, la lingua no

Di quella patria perduta, a Casalvecchio è rimasta la cosa più difficile da conservare. Non la fede dei padri: il rito bizantino, celebrato in greco, si spense nel Seicento, quando finirono i preti greci e il paese passò al rito latino. Ma l’arbëresh no. Lo parlano ancora gli anziani. C’è uno sportello linguistico che lo protegge. E le donne conoscono ancora il vajtim, l’antico lamento funebre albanese cantato sul dolore. Dal 1999 lo tutela una legge, come minoranza storica.

La Vëllazëria, quando il paese diventa capitale dell’Arberia

E poi c’è l’estate. Dal 2017, ogni luglio, Casalvecchio diventa la capitale dell’Arberia. Torna la Vëllazëria, la Festa della Fratellanza: il più grande raduno delle comunità arbëreshe d’Italia, un ponte teso tra queste montagne di Puglia e l’Albania. Milleseicento anime che, invece di lasciar morire la propria doppia identità, ci hanno costruito sopra una festa.

Fonte: l’Immediato

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