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Tempio di Hera Lacinia, perché a Capo Colonna è rimasta una colonna sola

L'unica colonna del tempio di Hera Lacinia a Capo Colonna, Crotone
La colonna superstite del tempio di Hera Lacinia, Capo Colonna (Crotone)

Una colonna sola, su un promontorio, in faccia al mare. È tutto quello che resta del tempio di Hera Lacinia, a Capo Colonna, dodici chilometri a sud di Crotone. Otto metri e venti, capitello compreso, in ordine dorico. Il promontorio in antico si chiamava Lacinio: il nome che porta adesso gliel’ha dato lei, l’ultima rimasta in piedi.

Non era un tempio qualsiasi. Il santuario di Hera Lacinia sorgeva lì dal VII secolo avanti Cristo ed è stato il più importante della Magna Grecia, il posto dove arrivavano i pellegrini da tutte le colonie greche d’Italia. Il tetto era coperto di tegole di marmo pario, portate dall’Egeo. Le colonne sulla fronte erano sei e superavano tutte gli otto metri di altezza. Quante fossero in tutto non è pacifico: la ricostruzione più diffusa ne conta quarantotto, il catalogo del Ministero della cultura arriva a cinquantotto.

Un luogo dove non si combatteva

Quello che rendeva il santuario di Hera Lacinia diverso dagli altri santuari non era la ricchezza, che pure era proverbiale. Era il diritto di asilo: chi entrava nel recinto sacro non poteva essere toccato. Le fonti antiche lo mettono accanto agli altri due grandi asili del mondo greco, l’Heraion di Argo e quello di Samo.

Su questa neutralità si costruì anche il resto. Nel IV secolo avanti Cristo il santuario ospitava la Lega Italiota, l’alleanza che teneva insieme i greci d’Occidente, e ne custodiva il tesoro federale. Città che fra loro si facevano la guerra mandavano qui i propri rappresentanti. La sede si spostò a Taranto solo più tardi. E qui, intorno al V secolo, il pittore Zeusi dipinse la sua Elena, il quadro che secoli dopo finì a Roma.

Annibale, prima di andarsene

Nel 203 avanti Cristo Annibale piantò il suo ultimo accampamento italiano proprio da queste parti. Stava per imbarcarsi a Crotone e tornare in Africa: la seconda guerra punica, per lui, finiva così.

Prima di salpare salì al santuario di Hera Lacinia e vi lasciò delle tavole di bronzo con inciso il racconto delle sue imprese, in punico e in greco. Il greco l’aveva imparato dallo spartano Sosilo, che lo aveva seguito per tutta la campagna, ed era la lingua dei crotoniati e degli alleati brettii. Quelle tavole sono andate perdute, ma non sono una leggenda: Polibio le lesse e le usò come fonte per raccontare la guerra.

Come è stato smontato il tempio di Hera Lacinia

La prima spoliazione documentata è romana e ha una data precisa: 173 avanti Cristo. Il censore Quinto Fulvio Flacco fece staccare le tegole di marmo del tetto e le portò a Roma, per coprire il tempio che stava costruendo alla Fortuna Equestre. Il Senato lo giudicò un sacrilegio e ordinò di riportarle indietro. Le tegole tornarono a Crotone, ma nessuno sapeva più come rimetterle al loro posto: restarono a terra, dentro il recinto del santuario.

Il tempio, comunque, resse. Nel Cinquecento era ancora quasi intero. È da lì in avanti che sparisce, e non per un terremoto: perché diventa una cava. Le sue pietre finirono nel palazzo vescovile di Crotone, poi nel castello di Carlo V e nelle mura della città, il cui cantiere aprì nel 1541. Nel 1753, per costruire il nuovo porto, il promontorio venne scavato di nuovo.

Alla fine ne erano rimaste due, di colonne. Una crollò con il terremoto del 1638.

Hera Lacinia oggi: cosa si vede a Capo Colonna

L’area archeologica sta dentro un parco affacciato sul mare, con la colonna al centro e intorno i resti del recinto sacro. Accanto c’è il museo, aperto nel 2006, diviso in tre sezioni: la Terra, il Sacro e il Mare, quest’ultima con i materiali recuperati sott’acqua.

L’ingresso è gratuito, sia al parco sia al museo, e il parco è aperto tutto l’anno dalle nove fino al tramonto. Le informazioni aggiornate stanno sul sito dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari. Se cercate un’altra tappa calabrese a ingresso libero, c’è anche la gurna delle Terme di Caronte a Lamezia.

Del santuario di Hera Lacinia, che per secoli fu il centro religioso dei greci d’Italia è rimasto in piedi un pezzo solo. Continua a stare lì, sul filo del promontorio, e da lontano si vede prima lei che la costa.

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