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Cava dei Dinosauri di Altamura: le decine di migliaia di orme del Cretaceo scoperte nel 1999

Orme di dinosauro nella cava Pontrelli di Altamura
Le orme dei dinosauri della cava Pontrelli di Altamura

La cava Pontrelli: quattro ettari di roccia calpestata dai dinosauri

In una vecchia cava di calcare alle porte di Altamura, in provincia di Bari, la roccia conserva i passi di animali che si muovevano qui alla fine del Cretaceo. Il posto si chiama Cava Pontrelli e per anni è stato solo un luogo da cui si estraeva pietra. Poi qualcuno ha guardato meglio. La superficie calpestabile è di circa 4 ettari, sei volte un campo da calcio, e per gran parte è ricoperta di impronte: tonde, profonde, a raggiera, una addosso all’altra. Non sono disegni. Sono buche lasciate nel fango da branchi che passavano di lì.

La scoperta è del 10 maggio 1999 e non nasce da uno scavo. A riconoscere le prime migliaia di impronte furono due geologi marini dell’Università di Ancona, Massimo Sarti e Michele Claps, mentre la cava era oggetto di una richiesta di cambio di destinazione d’uso. La conferma arrivò da Umberto Nicosia, paleontologo dell’Università La Sapienza di Roma, che descrisse il giacimento come il più importante d’Italia, se non d’Europa, sia dal punto di vista paleobiogeografico sia da quello icnologico.

Quante sono le orme di Altamura: le stime che vanno da 20.000 a 35.000

Un numero definitivo non esiste, e vale la pena dirlo subito. Le orme non si contano una per una: si stimano su campioni di superficie, e ogni conteggio dipende da quanta paleosuperficie è stata ripulita. Il Comune di Altamura parla di oltre 20.000 impronte ben conservate. Gli studi coordinati da Nicosia indicano una forbice fra 25.000 e 35.000. Le schede paleontologiche più recenti si attestano intorno alle 30.000. La cifra di 25.000 che circola più spesso è quindi la parte bassa della stima scientifica, non un dato chiuso.

Su una cosa le fonti concordano: le impronte appartengono a oltre 200 individui di almeno 5 specie diverse. È questo che rende il sito raro nel mondo, più del numero in sé. Un’orma isolata dice che un animale è passato. Ventimila orme sovrapposte raccontano come si muoveva un branco.

Settanta o ottanta milioni di anni: la datazione che gli studi hanno spostato

Anche sull’età le fonti non dicono la stessa cosa, ed è una divergenza che conviene conoscere prima di ripetere una cifra. La prima attribuzione, quella entrata nella divulgazione e ancora presente in molte schede, colloca il livello delle orme intorno ai 70 milioni di anni fa. Gli studi successivi, in particolare il lavoro di Nicosia e colleghi del 2000, hanno ristretto la datazione al Santoniano superiore, cioè fra 85 e 80 milioni di anni fa. La scheda ufficiale del Comune di Altamura oggi scrive «oltre 80 milioni di anni».

Cambia poco per chi guarda le orme e cambia molto per chi le studia: dieci milioni di anni, nel Cretaceo, sono un altro paesaggio e un’altra fauna. In ogni caso siamo nel Cretaceo superiore, molto prima dell’estinzione di 66 milioni di anni fa.

Come si sono formate: fango, sole e maree sulla piattaforma apula

Il meccanismo è banale ed è per questo che funziona così di rado. Qui non c’era la Murgia arsa di oggi: c’era una piana costiera bassissima, fangosa, periodicamente invasa dal mare e altrettanto periodicamente lasciata all’asciutto. Gli specialisti la definiscono un ambiente peritidale, il Comune la chiama con una formula più immediata, la «Laguna dei dinosauri». Il fango veniva impresso dal peso degli animali, il sole lo essiccava e lo induriva, la marea successiva ci depositava sopra un nuovo strato di sedimento che sigillava tutto.

Ripetuto per millenni, quel ciclo ha prodotto il Calcare di Altamura, una formazione spessa una cinquantina di metri, tipica dell’Avampaese apulo. Accanto alle impronte restano visibili le crepe da disseccamento, cioè le stesse spaccature che si vedono oggi nel fondo di una pozza prosciugata. Sono la prova che quel fango, ogni tanto, si asciugava del tutto.

Chi le ha lasciate: erbivori corazzati, sauropodi e l’Apulosauripus federicianus

La maggior parte delle impronte è di erbivori. Prevalgono forme corazzate simili agli anchilosauri, ci sono tracce di sauropodi, qualche carnivoro di taglia medio-piccola e, molto più raramente, dinosauri dal becco ad anatra. Per le orme più caratteristiche del sito è stata istituita una nuova icnospecie, battezzata Apulosauripus federicianus in omaggio a Federico II.

C’è un dettaglio che ha fatto discutere: gli animali di Altamura erano piccoli rispetto ai parenti continentali. L’ipotesi più accreditata è il nanismo insulare, il fenomeno per cui le specie isolate su un’isola tendono a rimpicciolire nel corso delle generazioni. La piattaforma apula, all’epoca, era appunto un lembo di terra circondato dal mare.

L’Uomo di Altamura: il Neanderthal di Lamalunga a pochi chilometri dalla cava

La stessa campagna custodisce un secondo primato, di tutt’altra epoca. Il 7 ottobre 1993, in una cavità della grotta di Lamalunga, alcuni speleologi del Centro altamurano ricerche speleologiche trovarono uno scheletro umano completo, saldato alla roccia da uno strato di concrezioni calcitiche. È l’Uomo di Altamura, un Homo neanderthalensis tra i più integri mai rinvenuti al mondo.

Le datazioni con la tecnica uranio-torio sulle concrezioni che lo ricoprono indicano che l’individuo visse fra 172.000 e 130.000 anni fa: la cifra tonda di 150.000 anni che si legge spesso è il centro di quell’intervallo, non una misura puntuale. Nel 2015 da un frammento di scapola è stato estratto il DNA neandertaliano più antico mai sequenziato. Lo scheletro è rimasto dove è stato trovato: non è stato prelevato, si studia in loco.

Nel raggio di pochi chilometri, quindi, la stessa roccia tiene insieme due archivi lontanissimi fra loro: i passi di un branco del Cretaceo e il corpo di un uomo del Paleolitico medio.

Come si visita la cava di Altamura: aperture, prenotazione e messa in sicurezza

Sì, si può camminare accanto alle orme. Le aperture sono a calendario e concentrate nella stagione turistica, da maggio a ottobre, con turni serali nei weekend di luglio e agosto — venerdì, sabato e domenica, in genere alle 18 e alle 19. L’ingresso è gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria e va fatta compilando il modulo scaricabile dal sito del Comune di Altamura, fino a esaurimento dei posti. Le visite sono accompagnate: nella cava non si entra da soli. Per le scolaresche c’è il progetto Geoschool del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con le guide ufficiali del Parco.

Un avvertimento pratico: negli ultimi anni il sito è stato anche cantiere. Sono in corso interventi di infrastrutturazione e messa in sicurezza per proteggere la paleosuperficie dall’acqua e dalla vegetazione, e la scheda informativa del Comune ha segnalato periodi di chiusura. Prima di partire conviene verificare che il calendario sia attivo.

Leggi anche: L’Uomo di Altamura: il Neanderthal che aspetta da 150.000 anni in una grotta pugliese

Un giacimento fragile: perché le orme di Altamura vanno protette

Le impronte non sono tutte uguali per stato di conservazione. Quelle più profonde e tondeggianti hanno mantenuto la forma originaria; le altre sono state smussate dall’erosione, dalle piogge e dagli anni in cui la cava è rimasta un’area di estrazione senza tutela. Il calcare si sfalda, l’acqua ristagna, le radici si infilano nelle fratture. È il motivo per cui la Soprintendenza ha lavorato a un accordo che tenesse insieme le due cose difficili da tenere insieme: rendere il sito visitabile e non consumarlo.

La stessa terra che conserva un Neanderthal di oltre centomila anni fa, sotto sotto ne nasconde di molto più antiche. La Murgia è un libro di pietra: basta saperlo leggere.

In breve

— Sito: Cava Pontrelli, contrada Pontrelli, Altamura (Bari)
— Scoperta: 10 maggio 1999, geologi Massimo Sarti e Michele Claps; studi di Umberto Nicosia
— Orme: stime fra 20.000 e 35.000, oltre 200 individui, almeno 5 specie
— Età: Cretaceo superiore; 70 milioni di anni nelle prime attribuzioni, 85-80 milioni negli studi successivi (Santoniano superiore)
— Ambiente: piana costiera peritidale, la «Laguna dei dinosauri»
— Superficie: circa 4 ettari
— Icnospecie: Apulosauripus federicianus
— A pochi chilometri: grotta di Lamalunga, Uomo di Altamura (1993), 172.000-130.000 anni fa
— Visite: gratuite, guidate, su prenotazione, da maggio a ottobre

Fonti: Comune di Altamura; Parco Nazionale dell’Alta Murgia; Nicosia U. et al., «Late Cretaceous dinosaur tracksite near Altamura» (2000); PaleoItalia; Rete Museale Uomo di Altamura; Ministero della Cultura.

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