In una grotta vicino ad Altamura c’è un uomo che aspetta da 150.000 anni. È un Neanderthal. Cadde in un pozzo naturale, morì lì, e nei millenni le stalattiti lo hanno lentamente inglobato nella roccia.
Il risultato è lo scheletro di Neanderthal più completo e meglio conservato mai trovato al mondo. E il DNA più antico mai estratto dalla sua specie.
La scoperta di Altamura nel 1993
Il fossile viene alla luce nell’ottobre del 1993, nella grotta di Lamalunga, in territorio di Altamura, in provincia di Bari. A trovarlo sono degli speleologi. Stanno esplorando un sistema di cavità carsiche nell’altopiano murgiano e arrivano in fondo a un cunicolo. Quello che vedono non se lo aspetta nessuno: un cranio umano che spunta dalla roccia, e attorno le ossa di un corpo intero.
Come ci è finito là sotto
La ricostruzione più accreditata parla di un incidente. L’uomo cade in un pozzo naturale e non riesce più a venirne fuori. Muore là sotto, probabilmente di fame e di sete. Poi non succede niente: nessun animale lo raggiunge, nessuno lo sposta, nessuno lo seppellisce. È quell’abbandono totale che ce lo ha consegnato intatto.
Le concrezioni che lo hanno protetto
Poi ci ha pensato l’acqua. Nei millenni ha continuato a filtrare dalla roccia e a gocciolare, e il calcare si è depositato strato su strato: sulle pareti come sulle ossa. Le stesse concrezioni che fanno stalattiti e stalagmiti hanno avvolto lo scheletro, saldandolo alla grotta e chiudendolo fuori dall’aria. Oggi le ossa sono incrostate di calcite e in certi punti si intravedono appena. Quella corazza è stata la sua fortuna. Senza, non sarebbe rimasto niente.
Quanti anni ha davvero
Le analisi lo collocano nella fase finale del Pleistocene medio. La forbice va dai 172.000 ai 130.000 anni fa. I 150.000 che si citano di solito stanno nel mezzo. Vuol dire che l’uomo di Altamura viene da una fase antica della storia dei Neanderthal, molto prima che la specie si estinguesse.
Il DNA più antico mai letto in un Neanderthal
Nel 2015 un gruppo di ricerca coordinato dal paleoantropologo Giorgio Manzi della Sapienza di Roma e dall’antropologo David Caramelli dell’Università di Firenze pubblica sul Journal of Human Evolution il risultato di anni di lavoro: da un frammento di scapola sono riusciti a estrarre porzioni di DNA mitocondriale. Il responso è doppio. Primo, l’uomo di Altamura era senza dubbio un Neanderthal. Secondo, è il Neanderthal più antico da cui si sia mai riusciti a ricavare materiale genetico.
Il Ministero della Cultura ha dato notizia della ricerca sottolineando proprio questo primato.
Perché è unico al mondo
Di Neanderthal, tra Europa e Medio Oriente, ne sono stati trovati parecchi. Quasi sempre però si tratta di frammenti: un cranio, una mandibola, qualche osso lungo. Con l’esemplare pugliese non regge il confronto nessuno. È l’unico scheletro completo di quell’epoca mai scoperto, e sta ancora nella posizione in cui è morto, dentro la grotta dove è caduto.
È ancora là sotto
La cosa che colpisce di più è un’altra. L’uomo di Altamura non è mai stato portato via. Non sta nella teca di un museo: è rimasto dove lo hanno trovato, perché staccarlo dalla roccia vorrebbe dire distruggerlo. La grotta di Lamalunga non è aperta al pubblico e ci entrano solo i ricercatori, sotto stretto controllo, per non alterare le condizioni che lo hanno conservato per millenni.
Un nostro lontanissimo parente, custodito dalla terra di Puglia. Un patrimonio nascosto come tanti altri di questa regione, dai misteri di Conversano alle grotte della Murgia, che la Puglia conserva senza farne troppo rumore.





