Sotto Piazza Italia, nel cuore di Reggio Calabria, c’è uno dei luoghi archeologici più sorprendenti della città. Sta a pochi metri di profondità. Per secoli nessuno ha saputo che fosse lì.
La scoperta del Mitreo nel 1982
Venne fuori nel 1982, durante certi lavori nei sotterranei dell’allora Palazzo della Provincia, oggi Palazzo San Giorgio, sede del Comune. Quello che gli archeologi tirarono alla luce era un Mitreo: un santuario dedicato al dio Mitra. Datazione: tra il II e il III secolo dopo Cristo.
Com’era fatto il tempio
Il ritrovamento fu eccezionale. La struttura originaria era ancora tutta lì: un lungo corridoio centrale, due panche in muratura ai lati, dove sedevano gli iniziati durante le cerimonie, e in fondo un altare con l’iscrizione «Deo Invicto Mithrae», che vuol dire «Al Dio Invitto Mitra». Insieme all’altare vennero fuori frammenti di lucerne e resti di offerte. Bastarono a capire a cosa servisse quella stanza.
Un culto arrivato dall’Oriente
Il culto di Mitra era arrivato nell’Impero romano dall’Oriente. Attecchì soprattutto tra soldati, funzionari imperiali e mercanti. Aperta a tutti non era: per entrare bisognava passare un percorso iniziatico diviso in sette gradi. I nomi dei gradi li conosciamo dalle fonti antiche. Su cosa si facesse davvero dentro, invece, sappiamo poco.
La tauroctonia, la scena che torna in ogni Mitreo
I Mitrei erano quasi sempre ambienti sotterranei, oppure costruiti in modo da ricordare una grotta: simbolo della nascita e della rigenerazione. In fondo al corridoio c’era quasi sempre la stessa scena. Mitra, col caratteristico berretto frigio, mentre sacrifica un toro. Gli studiosi la chiamano «tauroctonia». Attorno al toro compaiono un cane, un serpente, uno scorpione e un corvo, e sul loro significato si discute ancora, perché il mitraismo non ha lasciato testi sacri che spieghino i propri riti.
Perché proprio a Reggio
Anche l’antica Regium aveva la sua comunità di fedeli di Mitra. Il motivo non è difficile da capire. La città era uno dei principali porti dello Stretto e ci passavano militari, funzionari e commercianti: esattamente le categorie in cui questo culto girava di più.
L’abbandono tra il IV e il V secolo
Tra il IV e il V secolo il santuario venne abbandonato poco a poco. Sono gli stessi anni in cui il cristianesimo diventa la religione dominante dell’Impero, dopo gli editti di Costantino e poi di Teodosio. Perché il Mitreo smise di essere usato, non lo sappiamo. E non sappiamo nemmeno se sia stato interrato di proposito o solo ricoperto, col passare dei secoli, dalla città che gli cresceva sopra.
Mitraismo e cristianesimo, una parentela discussa
Sul rapporto tra mitraismo e cristianesimo gli storici discutono da un pezzo. Alcune somiglianze esteriori hanno alimentato molte ipotesi: il simbolismo della luce, i pasti rituali, la diffusione del culto del Sole Invitto nel mondo romano. Oggi però la maggior parte degli studiosi esclude che si tratti di una semplice «copia». Le due religioni sono nate e cresciute nello stesso contesto storico e hanno condiviso alcuni linguaggi simbolici, dandogli poi significati profondamente diversi.
Per i cristiani la salvezza viene dal sacrificio volontario di Cristo. Nel mitraismo il centro era il sacrificio del toro compiuto da Mitra, e cosa volesse dire resta in buona parte un enigma.
Un luogo che quasi nessuno può vedere
Ogni giorno migliaia di persone attraversano Piazza Italia. Quasi nessuna sa che sotto i propri piedi si conserva un santuario romano. Il Mitreo sta nei sotterranei di Palazzo San Giorgio e normalmente non è aperto al pubblico: si entra solo per aperture straordinarie e visite guidate organizzate dagli enti di tutela.
È una delle testimonianze archeologiche più importanti della Reggio romana. Racconta una città che quasi duemila anni fa era già un incrocio di popoli, commerci e religioni arrivate da tutto il Mediterraneo. Un patrimonio nascosto, come il convento di San Domenico a Soriano Calabro.
Fonte: Maria Teresa Iannelli, «Il Mitreo di Reggio Calabria», Soprintendenza Archeologica della Calabria.





