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MArTA, L’Arte della Vittoria: l’Atleta di Taranto e il suo DNA

MArTA Taranto, mostra L'Arte della Vittoria

Di quell’uomo non sappiamo il nome. Sappiamo che aveva il gruppo sanguigno zero, che il latte gli faceva male e che a cena mangiava cozze. Tante. È morto all’inizio del V secolo avanti Cristo ed è sepolto a Taranto da duemilacinquecento anni. Oggi è il protagonista della nuova mostra del MArTA, il Museo archeologico nazionale di Taranto.

Si chiama “L’Arte della Vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo” e si visita dal 25 luglio al 10 gennaio. Cinquantatré reperti, di cui trentasei restaurati per l’occasione o tirati fuori dai depositi, dove stavano da anni senza che nessuno li vedesse.

Al MArTA una mostra che guarda ai Giochi del Mediterraneo

Il tempismo non è casuale. Dal 21 agosto Taranto ospita i Giochi del Mediterraneo, e la città si prepara da mesi. Il MArTA ci arriva per la strada che conosce meglio: i suoi reperti. Ne esce un percorso che mette in fila duemilacinquecento anni di sport senza mai fare la lezione.

Per gli atleti in gara ai Giochi il biglietto costa il 20 per cento in meno.

L’Atleta di Taranto e le quattro anfore

Al centro di tutto c’è lui. Lo chiamano l’Atleta di Taranto e fu seppellito in un sarcofago dipinto con blu egizio, malachite e cinabro: colori costosi, di quelli che non si mettevano addosso a chiunque.

Accanto al corpo c’erano quattro anfore panatenaiche. Non erano contenitori qualsiasi. Erano i premi dei giochi in onore di Atena: le coppe di allora, riempite di olio sacro e consegnate ai vincitori. Chi lo seppellì decise che dovesse portarsele dietro.

È un gesto che si capisce ancora oggi, senza bisogno di spiegazioni. Uno muore, e i suoi mettono nella bara la cosa di cui andava più fiero.

Cosa ha detto il DNA dell’Atleta

Poi è arrivata la scienza, ed è qui che la storia cambia passo. Il DNA dell’Atleta è stato studiato dal dipartimento di Biologia della Sapienza di Roma e dall’Istituto di Biologia e Patologia Molecolari del CNR.

Di un uomo morto venticinque secoli fa oggi sappiamo che era intollerante al lattosio. Che aveva il gruppo sanguigno zero. Che aveva una predisposizione alla psoriasi. E che portava una variante genetica che i ricercatori ritrovano negli atleti di potenza e velocità: quelli fatti per lo scatto, non per la lunga distanza.

Il referto medico di uno sconosciuto del V secolo avanti Cristo. Letto nel 2026.

Le cozze, l’arsenico e un’ipotesi

Nel tartaro dei suoi denti sono rimaste tracce di molluschi. Non qualche traccia: tante. L’Atleta mangiava il mare che aveva davanti casa, come i tarantini di adesso.

Da qui parte l’ipotesi dei ricercatori, che va presa per quello che è: un’ipotesi, non una causa di morte accertata. Quei molluschi portavano dentro arsenico, e potrebbero essere stati loro a ucciderlo. Un atleta con il fisico giusto per vincere, fermato da quello che aveva nel piatto.

Il ginnasio, le donne che gareggiavano, il Mediterraneo intero

La mostra non si ferma a lui. Racconta il ginnasio greco, che era palestra e scuola insieme, e i grandi giochi antichi. Racconta anche le donne che gareggiavano, un capitolo che di solito resta fuori dai libri di scuola.

Poi allarga lo sguardo alle culture sportive di Egitto, Tunisia, Marocco e Tanzania. È il Mediterraneo che si affaccia sulla stessa acqua e da millenni si sfida nello stesso modo.

Da Iacovone a Pilato: i tarantini di oggi dentro il MArTA

La parte che a Taranto farà più effetto è l’ultima. In teca, accanto ai reperti antichi, ci sono le scarpe e la maglia di Erasmo Iacovone, l’attaccante che la città non ha mai smesso di piangere. C’è l’oro europeo di Benedetta Pilato. C’è il body olimpico di Antonella Palmisano. Tre modi diversi di essere tarantini, come lo è a suo modo anche Diodato, che il cuore lo ha lasciato qui.

Le illustrazioni del percorso portano la firma di Sal Velluto, disegnatore che ha lavorato per Marvel e DC.

Il messaggio arriva senza che nessuno lo scriva sui pannelli: chi correva qui duemilacinquecento anni fa e chi oggi sale su un podio europeo stanno nella stessa vetrina. Stessa città, stesso mare, stessa voglia di arrivare primi. Se cercate un’altra storia pugliese di gare e di podi, c’è quella di Davide Sorressa, quindici anni e un argento europeo nella marcia.

Come visitare la mostra al MArTA

“L’Arte della Vittoria” resta aperta dal 25 luglio 2026 al 10 gennaio 2027 negli spazi del MArTA, a Taranto. Il biglietto della mostra è compreso in quello del museo, e per gli atleti dei Giochi del Mediterraneo c’è la riduzione del 20 per cento.

Orari e informazioni aggiornate stanno sul sito ufficiale del museo.

Un’ultima cosa, per chi ci va. Davanti a quel sarcofago vale la pena fermarsi un minuto in più. Non per le anfore, che si vedono subito. Per il fatto che di quell’uomo, di cui nessuno sa il nome, oggi sappiamo perfino cosa aveva mangiato.

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