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La Spalas è il contratto che San Rocco fa firmare col sangue: ecco gli Spinati di Palmi

Gli Spinati di San Rocco a Palmi con la Spalas di ginestra durante la processione del 16 agosto

A Palmi il 16 agosto non esiste processione, esiste esecuzione. Alle 18:00 la Chiesa di San Rocco apre le porte al Santo, e qualche minuto prima entrano loro, gli Spinati, scalzi, muti, con la Spalas sulle spalle nude, per prendersi la benedizione che trasforma il rovo in sentenza. Perché senza benedizione la Spalas è tortura, con la benedizione è ricevuta. La Spalas non è un vestito, è una gabbia di ginestra selvatica tagliata il giorno prima sul costone del monte Sant’Elia, legata con canne, salici e vermene fino a diventare un cono di spine che ti ingoia dal capo al bacino, e la punta dove poggia la testa la difendi con una ciambella di tessuto solo se hai paura che Dio esageri. Le donne portano la corona di spine, gli uomini portano la Spalas, e chi dice che è uguale non ha mai sentito il rovo che ti mastica la carne viva.

Gli Spinati sono debitori di San Rocco, il santo della peste, delle piaghe, del cane che lecca le ulcere quando i medici scappano. Sono quelli che hanno visto il figlio in coma e hanno giurato di dargli la propria pelle al posto della sua, quelli che hanno letto “non operabile” e oggi offrono le spalle al rovo perché il tumore ha cambiato casa. Si fanno indossare la Spalas dai familiari, si incrociano le braccia sul petto con l’immagine del Santo stretta contro il cuore, e partono scalzi con i pantaloni bianchi dietro la Vara portata dai 24 ‘mbuttaturi per 7 chilometri di asfalto che alle 18:00 è un braciere acceso da Dio. La ginestra secca sfrega, lacera, apre la pelle e fa uscire il sangue, e ogni goccia che riga la strada è un “grazie” che urla più di mille rosari, è un assegno firmato per il prossimo miracolo. Il voto a San Rocco si paga così, per una volta o per tutta la vita, e non ci sono rate, non ci sono sconti, perché a Palmi la grazia non è gratis, ha il prezzo della Spalas. Non sfilano per farsi vedere, sfilano per farsi contare da Lui, perché quando il telefono squillerà alle tre di notte San Rocco dovrà ricordarsi di quelle spalle bucate, di quei piedi nudi, di quel patto firmato col sudore che si mescola al sangue.

E il vetriolo è per voi che lo chiamate folclore, che alzate il telefono per filmare le piaghe come fossero storie da aperitivo, che dite “tradizione” mentre a Palmi la tradizione è un intervento a cielo aperto senza anestesia. Qui non si porta in giro una statua, qui si porta in giro un esattore. E la Spalas è la cartella esattoriale che gli Spinati si mettono addosso.

Allora guardali, mentre il sole delle 18:00 picchia sull’asfalto di Palmi e la Vara di San Rocco esce, barcollando sulle spalle dei 24 ‘mbuttaturi. Guardali, gli Spinati. Non camminano. Offrono. Ogni passo scalzo è un sì detto a Dio quando Dio aveva già detto no. Ogni spina della Spalas che entra nella carne è una lettera d’amore scritta col sangue a chi non c’è più, e a chi, grazie a quel sangue, c’è ancora. La ginestra selvatica li mastica, ma loro non urlano. Perché il dolore vero non fa rumore. Il dolore vero firma contratti.

C’è un padre che ha promesso la Spalas per vent’anni quando la figlia ha aperto gli occhi dal coma. C’è una madre che la indossa bianca di capelli e rossa di rovi perché il figlio è tornato dalla guerra. C’è un uomo che non ha ancora ricevuto nulla, eppure si incorona di spine oggi, pagando in anticipo, sfidando il cielo a dire che non basta. E quando la processione gira l’angolo dell’Ospedale, e la Spalas si ferma un secondo davanti a quelle finestre, succede il miracolo che non sta sui calendari. Non guarisce nessuno. Fa di più. Ricorda a chi sta dentro, attaccato a una flebo, che fuori c’è un uomo a torso nudo che sta sanguinando per lui. Che qualcuno ha preso la sua peste e se l’è messa addosso.

Per questo Palmi non applaude. Palmi sussurra: “Viva San Rocco”. Perché ha capito che il Santo non cammina da solo. Cammina sul dolore degli Spinati. Cammina sul filo di sangue che la Spalas lascia per terra, un filo che lega il cielo alla Calabria, il rovo alla grazia, la morte alla vita.

E quando l’ultimo Spinato rientra in chiesa, a piedi distrutti e Spalas intrisa di sudore, non si toglie solo una cappa di spine. Si toglie un debito. E lo lascia lì, ai piedi del Santo. Perché a Palmi, il 16 agosto, la fede non si dice. Si espia. La speranza non si prega. Si porta addosso. E l’amore, l’amore vero, ha il peso di una Spalas e il profumo della ginestra selvatica che diventa rovo. E finché ci sarà un uomo disposto a sanguinare per un altro uomo, San Rocco non sarà mai una statua. Sarà il patto che tiene in piedi un paese. Sarà il Dio che, una volta all’anno, si fa carne nella carne degli Spinati. E ci salva tutti.

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