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Giovanni Paisiello, il tarantino che scrisse il Barbiere di Siviglia prima di Rossini

Ritratto di Giovanni Paisiello, compositore tarantino
Ritratto di Giovanni Paisiello di Élisabeth Vigée Le Brun (1791), pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Chiedete a un appassionato d’opera chi ha scritto Il Barbiere di Siviglia e vi risponderà: Rossini. Quasi nessuno sa che il primo, vero Barbiere portava la firma di un pugliese, e lo aveva composto trentaquattro anni prima. Si chiamava Giovanni Paisiello, era nato a Taranto, e ai suoi tempi fu uno dei musicisti più amati d’Europa.

Da Taranto alle corti di mezza Europa

Giovanni Paisiello nasce a Taranto il 9 maggio 1740. Da bambino studia dai Gesuiti, con l’idea di avviarlo agli studi di legge. Ma ha una voce così bella che lo spediscono a Napoli, al conservatorio di Sant’Onofrio, dove diventa allievo di Francesco Durante. Il talento è enorme: a poco più di vent’anni ha già finito l’apprendistato, e in breve il suo nome corre per i teatri italiani.

Nel 1776 arriva la chiamata più prestigiosa: la zarina Caterina II lo vuole a San Pietroburgo come maestro di cappella. Paisiello parte per la Russia, e resta alla corte imperiale per quasi un decennio. Tornato in Italia servirà i Borbone a Napoli, e più tardi sarà perfino Napoleone a volerlo a Parigi, nel 1802, per dirigere la musica della sua cappella.

Il Barbiere di Siviglia, prima di Rossini

È proprio alla corte di Russia che, nel 1782, Paisiello mette in musica Il Barbiere di Siviglia, tratto dalla celebre commedia di Beaumarchais. È un successo travolgente. L’opera gira per i teatri di tutto il continente e, per oltre trent’anni, resta uno dei titoli comici più rappresentati d’Europa. Paisiello, intanto, accumula una produzione enorme: quasi cento opere, e arie ancora celebri come “Nel cor più non mi sento”, dalla Molinara.

La sfida di Rossini e il fiasco della prima

Poi, nel 1816, un giovane di nome Gioachino Rossini decide di rimettere in musica lo stesso soggetto. Attenzione: non è un plagio. All’epoca riprendere un libretto già usato era normalissimo, succedeva di continuo. Rossini, però, sapeva bene di sfidare un maestro amatissimo. Per rispetto, alla sua prima a Roma non chiamò nemmeno la sua opera “Barbiere”: la intitolò Almaviva, o sia L’inutile precauzione.

Non servì a niente. La sera del 20 febbraio 1816, al Teatro Argentina, in sala c’erano molti sostenitori di Paisiello, decisi a far fallire il rivale. La prima fu un fiasco memorabile, tra fischi e proteste. Ma già la sera dopo la versione di Rossini si prese la rivincita: trionfo pieno. Col tempo, quel Barbiere sarebbe diventato l’opera buffa per eccellenza, oscurando quella del tarantino.

Un’eredità che Taranto fatica a ricordare

Paisiello morì a Napoli pochi mesi dopo quel debutto, il 5 giugno 1816. Se ne andò avendo visto la sua creatura più famosa scavalcata da un giovane di Pesaro. Eppure la sua musica aveva attraversato le corti più potenti del suo secolo, dalla Russia a Parigi. Oggi, a Taranto, in pochi sanno che il primo Barbiere di Siviglia, quello che fece innamorare l’Europa intera, parlava pugliese.

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