Per chi è cresciuto in Puglia, Emilio Solfrizzi è prima di tutto “Tata”. Una faccia di casa. Ma fermarsi lì sarebbe un errore: il barese classe 1962 è oggi uno dei nomi più solidi del teatro italiano. La tv, semmai, se n’è un po’ dimenticata. E lui, ogni tanto, lo dice.
Da Bari a “Toti e Tata”
Nasce a Bari il 5 aprile 1962, padre barese e madre lucana di Ruvo del Monte. Liceo classico, poi il DAMS a Bologna. La svolta arriva nel 1985, quando con il compagno di scuola Antonio Stornaiolo mette su il duo “Toti e Tata”. Negli anni Novanta è un fenomeno in tutto il Sud. Il personaggio che resta nella memoria di tutti? Piero Scamarcio: il bullo barese in tuta e catene d’oro che canta le hit straniere traducendole parola per parola. Poi la ribalta nazionale, con “Striscia la notizia” e il suo Linguetta.
L’attore che non si è accontentato
Solfrizzi però non voleva solo far ridere. E si è preso il resto. Al cinema ha lavorato con Comencini e Genovese, e per “Matrimoni” è arrivata una candidatura al David di Donatello. In tv è stato il volto di “Tutti pazzi per amore”, in coppia con Lunetta Savino. Ma è sul palco che ha trovato la sua casa: gira l’Italia da Nord a Sud con Molière e Plauto, e dell'”Anfitrione” ha curato adattamento, regia e interpretazione.
Lo sfogo: “La Rai mi snobba”
Sul suo presente, però, non le manda a dire. In un’intervista si è tolto un sassolino: “La Rai che mi snobba o il cinema che non mi propone progetti adatti a me mi fanno star male”. E a chi gli chiede che fine abbia fatto, risponde con orgoglio: “Un po’ mi fa male leggerlo. Ma io lavoro in teatro, giro l’Italia come un matto e mi diverto come sempre”. Detesta chi fa la lagna, dice. E infatti non la fa: sta benissimo. È la televisione, semmai, ad aver messo in panchina uno degli attori pugliesi più amati.





