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Tappeti Timurian, la storia armena nel cuore di Bari

Dario Timurian, titolare dei tappeti Timurian e console onorario d Armenia a Bari

A Bari, in via Napoli, il cognome Timurian campeggia a lettere grandi sopra l’ingresso di uno showroom. Dietro quelle lettere c’è molto più di un negozio di tappeti. C’è un popolo in fuga, una città che apre le porte e una famiglia che da oltre un secolo intreccia fili e memoria. La storia dei tappeti Timurian comincia nel 1924, quando i primi esuli armeni sbarcano in Puglia in cerca di salvezza.

Dal genocidio armeno alle banchine di Bari

Per capire l’origine di tutto bisogna tornare alla Prima Guerra Mondiale. Il movimento dei Giovani Turchi prende in mano un Impero Ottomano ormai allo sfascio e impone una politica di “panturchismo”: la Turchia ai turchi. Gli armeni dell’Anatolia diventano un popolo da cancellare. Seguono arresti, deportazioni, uccisioni di massa. In quella tragedia entra in scena un nome simbolo: Hrand Nazariantz, poeta, filosofo e letterato armeno arrivato a Bari nel 1913. È lui a sensibilizzare la Croce Rossa Italiana alla causa del suo popolo. E così, nel 1924, riesce a condurre in Puglia un centinaio di connazionali, strappandoli alla violenza.

Un poeta, un lanificio e una cooperativa

Nazariantz non era soltanto un uomo di cultura. Era anche un abile artigiano di tappeti e merletti. E aveva un’intuizione. Si mise d’accordo con Lorenzo Valerio, proprietario di un lanificio in via Lattanzio, per dare un tetto agli esuli dentro lo stabilimento. Poi unì due risorse che sembravano lontane: la lana lavorata da Valerio e il talento del suo popolo nell’annodare i fili uno a uno. L’imprenditore barese e gli artigiani armeni fondarono una cooperativa sociale dedita alla produzione di tappeti colorati e di pregio. Da quel patto nasce tutto il resto.

Nor Arax, il villaggio armeno che resiste

A metà degli anni Venti l’attività si sposta in via Amendola, dove nel 1924 alla comunità viene concesso un terreno. Due anni dopo arrivano dalla Germania nove capannoni: diventano insieme le case degli esuli e la sede dei telai. Nasce così Nor Arax, il villaggio armeno di Bari, ancora oggi in piedi e abitato da una quindicina di persone. Nel 1926 la cooperativa si trasforma in società, sostenuta dalla Croce Rossa e da alcuni benefattori, e comincia a vendere tappeti ad aziende e privati. Gli incassi non sono enormi, ma bastano a far vivere la comunità. A dirigere il commercio c’è Diran Timurian. I manufatti armeni entrano nelle case dei baresi e approdano alla Fiera del Levante fin dalla sua prima edizione, quella del 1930, come testimonia una foto dello stand dell’impresa. Di qualche anno prima, del 1926, è invece l’immagine che ritrae le sarte al telaio nel villaggio.

La diaspora e la dinastia Timurian

Il secondo dopoguerra cambia di nuovo le cose. Negli anni Cinquanta molti abitanti del villaggio partono per il Nord Italia, per l’Europa, per il Sud America, alla ricerca dei familiari perduti ai tempi della diaspora. L’insediamento armeno di Bari si decima. Restano in pochi a lavorare al telaio, e l’azienda comincia a importare i tappeti dal Medio Oriente. Da comunitaria diventa familiare, legata a un solo cognome: quello dei Timurian. Alla fine degli anni Cinquanta apre un negozio in corso Cavour, che a fine anni Settanta si sposta in via Putignani. Morto Diran nel 1978, la guida passa al figlio Rupen, che adatta l’impresa al mercato. Nel 2000 viene inaugurato un nuovo punto vendita, e nel 2016 a prenderlo in mano è Dario, che costituisce la società “Eleganza Italiana”.

I tappeti Timurian oggi

Oggi il timone è di Dario Timurian, 51 anni, dal 2024 anche console onorario della Repubblica di Armenia a Bari. Il suo showroom si trova in via Napoli, nel quartiere San Girolamo, al civico 365. Sul soppalco si accumulano centinaia di tappeti, ormai importati da Iraq e Iran: pezzi unici, perché i fili di lana, cotone o seta vengono intrecciati a mano uno per uno, dando vita a trame sempre diverse. Le decorazioni vanno dalle floreali alle geometriche, dalle stilizzate alle più variopinte. E poi ci sono i pezzi che parlano di Bari: il tappeto con l’immagine di San Nicola, quello che ricorda il vecchio negozio di via Putignani. Una famiglia simbolo della travagliata storia di un popolo ha finito per mettere la propria firma in tante case della città che l’aveva accolta. Cento anni dopo, quella firma è ancora lì, sopra l’ingresso di via Napoli.

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