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Checco Zalone e “Siamo una squadra fortissimi”: il ragazzo di Capurso che cantò i Mondiali del 2006

Checco Zalone e Siamo una squadra fortissimi, il tormentone dei Mondiali 2006

Oggi è il re del cinema italiano, l’uomo che batte ogni record d’incassi. Ma vent’anni fa Checco Zalone era solo Luca Medici, un ragazzo di Capurso, in provincia di Bari, con una chitarra e un’idea geniale in testa. Quell’idea, nella primavera del 2006, si chiamava “Siamo una squadra fortissimi”. E sarebbe diventata il tormentone di un’estate che i tifosi italiani non hanno più dimenticato.

Il ragazzo di Capurso che si fingeva neomelodico

Per capire la canzone bisogna capire il personaggio. Agli inizi della carriera, Zalone vestiva i panni di un cantante neomelodico pugliese, di quelli che si esibiscono a comunioni e matrimoni: italiano sgrammaticato, gesti enfatici, una comicità tenera e tagliente insieme. Era il modo in cui Luca Medici, dopo i provini e l’esordio in tv, si stava facendo strada. Nessuno, allora, immaginava dove sarebbe arrivato.

La canzone nata sul web che diventò tormentone

“Siamo una squadra fortissimi” uscì il 1° maggio 2006 e cominciò a girare soprattutto su internet, allora un canale ancora nuovo per la musica. In poche settimane era ovunque. Venne scelta come sigla della trasmissione di Radio Deejay dedicata ai Mondiali, condotta da Ivan Zazzaroni, e da lì il passo verso il successo fu breve: disco di platino, primo posto nella classifica italiana dal 14 luglio, dove restò per cinque settimane.

A certificare quanto fosse entrata nell’immaginario collettivo ci pensarono le cover. La canzoncina di quel pugliese ancora sconosciuto venne reincisa da mostri sacri della musica italiana: Antonello Venditti, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni, Max Gazzè, Carmen Consoli. Lo stesso Zalone ne firmò una versione acustica, in stile Pino Daniele, insieme al dj Nicola Savino.

Quando l’Italia vinceva i Mondiali

A trasformarla da scherzo a inno fu però il campo. Quei Mondiali, in Germania, contro ogni pronostico l’Italia li vinse, alzando la coppa a Berlino. E la canzone di Capurso divenne la colonna sonora di quel trionfo, cantata negli stadi, nei bar, nelle piazze, da Nord a Sud. C’è anche un filo che lega quella squadra alla Puglia: in campo, con la maglia azzurra, c’era Marco Materazzi, di Lecce, l’uomo del gol del pareggio nella finale contro la Francia. Due pugliesi, ciascuno a modo suo, protagonisti della stessa estate.

A riascoltarla oggi, quella canzone fa un effetto strano. Perché erano gli anni in cui l’Italia, ai Mondiali, non si limitava a partecipare: li vinceva. Mentre il Mondiale 2026 si gioca senza gli Azzurri, fuori per la terza volta di fila, “Siamo una squadra fortissimi” suona come il ricordo di un tempo in cui lo eravamo davvero. E un ragazzo di Capurso, senza saperlo, ne aveva scritto l’inno.

Prima di diventare il comico più visto del cinema italiano, Checco Zalone — all’anagrafe Luca Medici — era un ragazzo di Capurso che si esibiva nei villaggi turistici e nelle feste di piazza. Il tormentone sui Mondiali del 2006 fu tra i primi a farlo conoscere fuori dalla Puglia, una terra che ha dato all’Italia tanti artisti, come Caparezza, anche lui tornato di recente al centro della scena.

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