La cultura è davvero accessibile a tutti? È una domanda che riguarda milioni di persone con disabilità, e che troppo spesso trova risposte incomplete. In Puglia, però, c’è chi prova a trasformare l’inclusione da principio teorico a realtà concreta. È la sfida di ARCHEODISABILITY, il progetto fondato dall’archeologa Nazarena Savino e dalla storica dell’arte Swami Savino, nato per rendere il patrimonio culturale fruibile a chi incontra ostacoli fisici, sensoriali o cognitivi.
Musei, siti archeologici, chiese storiche, luoghi della memoria: sono una parte fondamentale della nostra identità collettiva. Eppure, per molte persone, visitarli resta difficile o addirittura impossibile. Da questa consapevolezza nasce un’iniziativa che mette insieme archeologia, storia dell’arte, tecnologia e inclusione sociale.
Una storia di famiglia all’origine del progetto
Dietro ARCHEODISABILITY c’è una vicenda personale che ha segnato profondamente le due fondatrici. Il progetto nasce dal rapporto con uno zio affetto da disabilità visiva. È stata quell’esperienza a far capire loro, sulla propria pelle, quanto le barriere non siano soltanto architettoniche, ma anche culturali e comunicative.
“Lo facciamo per nostro zio, ma soprattutto per tutte le persone che affrontano una disabilità, perché crediamo che la cultura, la conoscenza e la bellezza debbano essere accessibili a tutti, senza eccezioni”, racconta Nazarena Savino. Quella che era una riflessione familiare è diventata una missione professionale e sociale: oggi ARCHEODISABILITY è un laboratorio permanente di ricerca e sperimentazione sull’accessibilità culturale.
La tecnologia che abbatte gli ostacoli
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è l’uso delle nuove tecnologie per superare limiti che fino a pochi anni fa sembravano insormontabili. Visori immersivi, realtà aumentata, percorsi virtuali a 360 gradi, contenuti multimediali accessibili e traduzioni in Lingua dei Segni Italiana ampliano enormemente la possibilità di fruire dei beni culturali.
Un esempio concreto è il Santuario di Santa Lucia, dove una cripta sotterranea rende l’accesso difficile a molte persone con disabilità motorie. Grazie ai contenuti immersivi sviluppati nel progetto, oggi i visitatori possono esplorare virtualmente l’intero percorso e viverne l’esperienza anche quando l’accesso fisico è precluso. L’obiettivo non è sostituire la visita tradizionale, ma garantire a tutti la possibilità di conoscere e vivere il patrimonio.
Le mostre sensoriali e il valore dell’esperienza
Accanto agli strumenti digitali, ARCHEODISABILITY sviluppa percorsi multisensoriali. Le mostre ideate da Swami Savino integrano elementi tattili, sonori e visivi, per coinvolgere persone con esigenze diverse. L’arte diventa così uno strumento di partecipazione, non più limitato all’osservazione passiva. Perché ogni individuo percepisce il mondo a modo suo, e il patrimonio culturale deve saper parlare a tutti.
L’inclusione si impara da piccoli
Tra le attività del progetto, quelle nelle scuole hanno un posto centrale. Per Nazarena e Swami il cambiamento più importante passa dall’educazione delle nuove generazioni. Gli incontri con gli studenti non parlano solo di disabilità, ma di rispetto, empatia, valorizzazione delle differenze.
“Quando raccontiamo la disabilità ai bambini non parliamo di limiti. Parliamo di persone, di sogni, di emozioni e di diritti”, spiega Nazarena Savino. “I loro occhi curiosi e le loro domande sincere ci ricordano ogni volta che l’inclusione si impara fin da piccoli. Vedere un bambino capire che la diversità non è una barriera ma una ricchezza significa accendere una luce che potrà illuminare il futuro di molti”.
Una scelta di civiltà
Il progetto continua a crescere tra studio, formazione e sperimentazione, alla ricerca di strumenti sempre più efficaci per una fruizione autonoma e partecipativa dei luoghi della cultura. La visione delle fondatrici resta limpida: “Vogliamo contribuire a creare una società in cui ogni persona, indipendentemente dalle proprie capacità, possa emozionarsi davanti alla bellezza, conoscere la propria storia e sentirsi parte di un patrimonio che appartiene a tutti”.
È una sfida che va oltre l’archeologia e la storia dell’arte, e che riguarda il modo stesso in cui una comunità sceglie di costruire il proprio futuro. Perché l’accessibilità non è soltanto una questione tecnica. È una scelta culturale. E, soprattutto, una scelta di civiltà. Tutta pugliese.
Il progetto Archeodisability nasce in Puglia con un obiettivo tanto semplice quanto ambizioso: rendere i siti archeologici e i luoghi della cultura accessibili a tutti, comprese le persone con disabilità. Una sfida che si inserisce nel più ampio percorso verso una cultura accessibile promosso anche a livello nazionale, e che arricchisce le tante storie della nostra terra che amiamo raccontare.





