C’è una foto degli anni ’90 che oggi sembra uno scherzo: un ragazzo con la frangia, il completo da popstar e il sorriso da copertina. Si fa chiamare Mikimix. Quel ragazzo è Michele Salvemini, di Molfetta, e diventerà Caparezza. Ma prima deve fallire.
Gli anni di Mikimix: pop leggero, due album e la tv
Negli anni ’90 Mikimix punta tutto sul pop più leggero: canzoni ballabili, ritornelli semplici, nessuna traccia dell’ironia feroce e dei giochi di parole che lo renderanno famoso. Capelli corti, sopracciglia folte, uno stile a metà strada tra il rap adolescenziale e la canzonetta sanremese.
Pubblica gli album “Tengo duro” (1996) e “La mia buona stella” (1997). Passa dal Festival di Castrocaro, la vetrina classica delle giovani promesse, e arriva persino a condurre un programma musicale in televisione. Sulla carta, la strada del giovane cantante di Molfetta sembra quella giusta.
Il sogno Sanremo e il flop di “E la notte se ne va”
Il suo chiodo fisso è uno: arrivare a Sanremo. Nel 1995 ci prova con “Succede solo nei film” e viene escluso. Non molla. Nel 1997 ce la fa: entra nella sezione Nuove Proposte con “E la notte se ne va”. È il momento che sognava da anni.
E si rivela un mezzo disastro. La canzone non sfonda, il personaggio Mikimix non decolla, il morale crolla. Il palco che doveva consacrarlo diventa la fine di un’illusione: quella di poter diventare una popstar leggera come tante.
Il ritorno a Molfetta e “Ricomincio da Capa”
Per molti sarebbe stata la parola fine. Per lui è il punto di svolta. Michele torna a Molfetta, chiude con il pop e inizia a scrivere altro: testi più duri, più personali, più suoi. Una delle prime demo del 1998 ha un titolo che oggi fa sorridere: “Ricomincio da Capa”. È esattamente quello che fa.
Smette di tagliarsi i capelli e la barba, abbandona la maschera della popstar e recupera il soprannome che gli davano da ragazzo per quei riccioli folti: in dialetto molfettese “capa rizza”, testa riccia.
Da Mikimix a Caparezza, una delle voci più originali d’Italia
Nasce così Caparezza, uno dei rapper più originali e colti che l’Italia abbia avuto. Dall’esordio con l’album “?” del 2000 in poi è un susseguirsi di dischi costruiti come piccoli romanzi: “Verità supposte”, “Habemus Capa”, “Museica”, “Prisoner 709”, “Exuvia”. Rime fittissime, doppi sensi, ironia feroce e riferimenti colti: uno che ti fa ridere e pensare nella stessa strofa.
Dal 2015 convive con l’acufene, un fischio costante nelle orecchie che a un certo punto lo costringe a fermare i concerti dal vivo per non rischiare l’udito che gli resta. Una scelta dura, presa con dignità e senza vittimismo, che ha perfino trasformato in materia delle sue canzoni. Oggi, superati i cinquant’anni, ha annunciato ai fan che sta lavorando a un nuovo album.
Senza quel flop a Sanremo, probabilmente, Caparezza non sarebbe mai nato. A volte è proprio dal fallimento che parte tutto. E quella foto di Mikimix con la frangia, oggi, è la prova che a Molfetta è cresciuto un artista capace di reinventarsi da zero.





