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Raffaele Piria, il chimico di Scilla che aprì la strada all’aspirina

Ritratto di Raffaele Piria, il chimico di Scilla che ottenne l'acido salicilico
Ritratto di Raffaele Piria (1814-1865)

Piria e l’aspirina: la salicina, la corteccia del salice e l’acido salicilico

Dentro la compressa bianca che milioni di persone prendono contro il dolore, la febbre e l’infiammazione c’è anche un pezzo di Calabria. Non compare sulla confezione. Non lo dice il foglietto illustrativo. È il lavoro di Raffaele Piria. Nato a Scilla, in provincia di Reggio Calabria, il 20 agosto 1814, oggi lo si considera uno dei padri della chimica italiana.

Il punto va detto con precisione, perché di solito lo si racconta male: Piria non inventò l’aspirina. Il farmaco arriverà molti decenni più tardi, e sarà a base di acido acetilsalicilico. Lui fece il passaggio prima, quello senza il quale la strada non esisteva. Lavorò sulla salicina, la sostanza che si estrae dalla corteccia del salice. La scompose. E ne tirò fuori l’acido salicilico, cioè la molecola da cui deriva il principio attivo della compressa.

Comincia sulle rive dello Stretto e finisce nei laboratori più importanti d’Europa. Eppure, a 212 anni dalla nascita, il suo nome resta molto meno conosciuto di quanto meriterebbe.

Da Scilla a Palmi: il padre morto, lo zio commerciante d’olio e il collegio di Reggio Calabria

Raffaele Piria nacque da Luigi Piria e Angela Tortiglione. Il padre morì quando lui aveva sei anni. Insieme al fratello maggiore Giuseppe venne affidato prima allo zio Rocco Minasi e poi a uno zio paterno, un commerciante d’olio che se lo prese in casa a Palmi.

Il talento si vide subito. Studiò al Reale collegio di Reggio Calabria, dove mostrò un’inclinazione forte per le discipline scientifiche, ma anche per il disegno e per la pittura ad acquerello. A quindici anni era già iscritto al Reale collegio medico di Napoli. Nel 1834, a venti, aveva in mano le lauree in medicina e chirurgia.

Il medico, però, non lo fece mai. A conquistarlo fu la chimica, che in quegli anni stava appena cominciando a occuparsi delle sostanze organiche. Il professor Francesco Lancillotti capì con chi aveva a che fare e se lo prese come assistente alle lezioni.

Parigi 1837: il laboratorio di Dumas e la ricerca che stupì il maestro francese

Nel maggio del 1837 Piria lasciò Napoli e si trasferì a Parigi, dove entrò nel laboratorio di Jean-Baptiste-André Dumas, uno dei chimici più importanti d’Europa. Dumas lo avrebbe poi ricordato come uno dei migliori giovani scienziati passati dalle sue stanze.

Fu in quell’ambiente che il ragazzo di Scilla cominciò a smontare la salicina. Una serie di esperimenti, e il risultato: l’acido salicilico. Annunciò tutto nel 1838, sulle pubblicazioni dell’Accademia delle Scienze di Parigi e sulle Annales de chimie et de physique. Il giudizio di Dumas su quel lavoro fu netto: uno dei migliori mai realizzati.

L’acido salicilico agiva su febbre, dolore e infiammazione, ma aveva un difetto pesante: era troppo aggressivo per lo stomaco. Servirono altri decenni di ricerche per arrivare all’acido acetilsalicilico, cioè all’aspirina che conosciamo. Su un dettaglio le fonti non vanno d’accordo: diverse testate calabresi scrivono che sarebbe stato Piria stesso ad assegnare il nome all’acido acetilsalicilico, mentre la voce del Dizionario Biografico degli Italiani, che ricostruisce la sua opera nel dettaglio, non riporta questa attribuzione.

Pisa e Torino: Cannizzaro, Bertagnini e la scuola di chimica italiana

Tornato in Italia, Piria aprì a Napoli una scuola privata di chimica e nel 1841 pubblicò un Trattato di chimica inorganica destinato ad avere numerose edizioni. L’anno dopo fu nominato professore all’Università di Pisa, e lì fece la cosa che pesa quanto la scoperta del 1838: costruì una scuola nazionale.

Tra i suoi allievi ci furono Cesare Bertagnini e soprattutto Stanislao Cannizzaro, che sarebbe diventato uno dei nomi più grandi della scienza italiana dell’Ottocento. Molti dei giovani formati nel suo laboratorio finirono poi sulle principali cattedre di chimica del Paese. Nel 1856 passò all’Università di Torino come professore di chimica generale e direttore del laboratorio universitario.

Le sue ricerche non si fermarono al salice. Studiò l’asparagina e l’acido aspartico. Poi i derivati della naftalina, poi le molecole proteiche. Fu lui a identificare la tirosina tra i prodotti della degradazione delle proteine. Nel 1855 fondò con Carlo Matteucci Il Nuovo Cimento. Diventerà una delle riviste scientifiche italiane più autorevoli.

Piria patriota: il 1848, la Zecca di Napoli, il collegio di Palmi e il Senato

Il laboratorio non gli bastò. Nel 1848 si unì al battaglione universitario pisano che partiva per la causa nazionale. Alla battaglia di Curtatone e Montanara però non c’era: la ricostruzione della Treccani precisa che era rientrato a Pisa il 9 maggio, e lo scontro si combatté il 29.

Dopo l’impresa garibaldina fu chiamato a Napoli come direttore tecnico della monetazione presso la Zecca, nell’ottobre del 1860, e ricoprì anche l’incarico di segretario generale per la Pubblica istruzione nelle province napoletane. Il 27 gennaio 1861 venne eletto deputato nel collegio di Palmi, nella prima legislatura del Regno d’Italia. Il 15 maggio dell’anno successivo fu nominato senatore.

Scienziato, docente, uomo delle istituzioni. In ognuno di questi ruoli provò a costruire un Paese capace di mettere soldi nell’istruzione e nella ricerca. Morì a Torino il 18 luglio 1865, a soli cinquant’anni, lasciando una scuola, una generazione di allievi e una scoperta che ha attraversato i secoli.

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La medaglia che porta il suo nome: perché in Calabria Piria è ancora poco conosciuto

Nel mondo della chimica il suo nome non è mai sparito. La Società Chimica Italiana assegna ogni tre anni, durante il congresso nazionale, la Medaglia Raffaele Piria: è il riconoscimento più importante per la chimica organica italiana e va a chi ne ha onorato la tradizione. Un premio che porta il nome di un uomo nato in un paese sullo Stretto.

Nelle scuole calabresi, invece, quel nome si sente poco. È lo stesso destino di altri calabresi finiti nei manuali stranieri prima che nei racconti di casa, dal vibonese entrato nel gruppo che ha rifatto l’immagine del buco nero ai pittori dell’Ottocento riscoperti a distanza di un secolo.

La biografia completa di Piria, con date e incarichi ricostruiti documento per documento, si legge nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. Il resto sta nei trattati di chimica e negli archivi delle università. E in una compressa che ogni giorno, da qualche parte nel mondo, qualcuno tira fuori dal cassetto.

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