Un gruppo di ricercatori pugliesi ha trovato una cosa che nessuno aveva mai visto prima. Succede all’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte, dove l’Unità operativa di Genetica medica ha individuato per la prima volta al mondo un allele complesso correlato alla sindrome di Lynch.
Lo studio del De Bellis è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Genes and Diseases. Detta così sembra roba per addetti ai lavori. In realtà cambia il modo in cui si leggono i test genetici di migliaia di famiglie che convivono con il rischio di tumori ereditari.
Che cos’è la sindrome di Lynch
È la più frequente sindrome ereditaria che predispone allo sviluppo di tumori. Riguarda in particolare il colon-retto e l’endometrio, ma non solo. Chi la porta ha un rischio più alto della media di ammalarsi, e lo trasmette ai figli.
Per questo le famiglie con una storia di tumori ripetuti vengono avviate a un percorso di test genetici. Si cercano le varianti nei geni che riparano il DNA.
Se il test le trova, scatta la sorveglianza: controlli più frequenti, più precoci, mirati. Sulla prevenzione oncologica in Puglia si sono viste storie che parlano da sole, come l’appello lanciato dal Perrino di Brindisi dopo l’asportazione di una massa ovarica di 13 chili.
Il problema è quando il test non trova niente e la malattia invece c’è.
La scoperta del De Bellis: due varianti innocue che insieme diventano pericolose
È esattamente il caso su cui hanno lavorato i ricercatori di Castellana Grotte. Il loro studio mostra che due varianti genetiche, del tutto inoffensive se prese una alla volta, possono scatenare la malattia quando si trovano insieme sullo stesso gene. Quella combinazione si chiama allele complesso.
È un meccanismo biologico mai osservato prima. E soprattutto è un meccanismo che i test tradizionali non avrebbero potuto rilevare: guardando le due varianti separatamente, un laboratorio le avrebbe classificate come non significative e avrebbe archiviato il caso.
Tradotto: alcune famiglie possono essere risultate negative a un test pur avendo la predisposizione. Ora si sa dove guardare.
Come ci sono arrivati i ricercatori del De Bellis
Non con un singolo esame. Il gruppo diretto dal professor Cristiano Simone ha messo insieme tre strade diverse.
La prima è lo studio genetico dell’intero nucleo familiare, non del solo paziente. La seconda è l’analisi dell’RNA, che permette di vedere cosa succede davvero quando il gene viene letto dalla cellula.
La terza sono i test funzionali sulla stabilità delle proteine che riparano il DNA, condotti in modelli cellulari di tumore del colon-retto costruiti in laboratorio. Messe insieme, queste tre cose hanno ricostruito il meccanismo. Una sola non sarebbe bastata.
Cosa cambia per i pazienti
Il lavoro del De Bellis cambia la precisione della diagnosi. Un risultato che prima restava sospeso, di quelli che il referto chiama “variante di significato incerto”, adesso può avere una spiegazione.
Per una famiglia significa sapere se serve entrare in un programma di sorveglianza oppure no. Significa fare colonscopie di controllo agli anni giusti invece che a caso, e sapere quali parenti conviene testare.
Non è una cura e nessuno lo sostiene. È una diagnosi che diventa più giusta, e nelle malattie ereditarie la diagnosi giusta al momento giusto è quasi tutto.
Le parole di chi ha firmato lo studio
“Questa scoperta dimostra come la ricerca avanzata sia fondamentale per interpretare correttamente varianti genetiche che, con i soli strumenti diagnostici convenzionali, sarebbero rimaste classificate come non significative”, spiega Cristiano Simone, direttore dell’Unità operativa complessa di Genetica medica del De Bellis.
“L’integrazione tra genetica, biologia molecolare e studi funzionali ci ha consentito di ricostruire un meccanismo completamente nuovo, con ricadute concrete sulla diagnosi e sulla presa in carico delle persone a rischio di tumori ereditari”.
Il direttore generale Michelangelo Armenise mette l’accento su un altro punto. “Il valore di una scoperta come questa sta soprattutto nella possibilità di offrire risposte più precise ai pazienti e alle loro famiglie, migliorando i percorsi di diagnosi, prevenzione e assistenza”.
“È questa la funzione di un IRCCS: mettere l’innovazione al servizio della cura”.
L’istituto De Bellis, un ospedale di ricerca in un paese di 19mila abitanti
L’IRCCS Saverio De Bellis sta a Castellana Grotte, provincia di Bari, il paese conosciuto in tutto il mondo per le sue grotte. È un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico specializzato in gastroenterologia, uno dei pochi del Mezzogiorno.
Qui si fanno anche studi europei sulla malattia di Crohn e interventi robotici su tumori rari. Non è la prima volta che il nome dell’istituto finisce su una rivista internazionale: è però la prima volta che ci finisce con un “mai osservato prima al mondo”.
La sanità pugliese, del resto, quando funziona lo fa in silenzio, come nel caso del ginocchio ricostruito al Policlinico di Bari con un innesto biologico.
In breve
- Chi: Unità operativa di Genetica medica dell’IRCCS De Bellis, Castellana Grotte (Bari), diretta da Cristiano Simone.
- Che cosa: individuato per la prima volta al mondo un allele complesso correlato alla sindrome di Lynch.
- Il meccanismo: due varianti genetiche innocue da sole scatenano la malattia se presenti insieme sullo stesso gene.
- Dove è stato pubblicato: rivista internazionale Genes and Diseases.
- A cosa serve: diagnosi più accurate per le famiglie a rischio di tumori ereditari, soprattutto del colon-retto e dell’endometrio.
Fonti: BariToday, IRCCS Saverio De Bellis.





